Giuseppe Curigliano, le radici calabresi e quel sogno d’infanzia: “una cura per il cancro”

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L’oncologo Giuseppe Curigliano, che tra pochi mesi spegnerà cinquantotto candeline, non ha mai dimenticato il paese d’origine: Monterosso, in provincia di Vibo Valentia, una di quelle realtà calabresi dove l’emigrazione ha disegnato per generazioni un destino di partenze. Ed è proprio da lì, da quelle radici strette tra il mare e il silenzio dell’entroterra, che parte il racconto che il medico affida al Corriere della Sera, aprendo la serie di interviste ai grandi della medicina curata da Aldo Cazzullo. Curigliano – oggi presidente degli oncologi europei, ordinario alla Statale di Milano e vicedirettore scientifico dell’Istituto Europeo di Oncologia – ricorda la sua infanzia a Noranda, centro siderurgico canadese dove italiani, polacchi e francesi si mescolavano nelle fabbriche. Un crogiolo operaio, lontano mille miglia dalla Calabria, ma dentro il quale il ragazzino cominciava a coltivare una speranza che definisce “il motore del malato”. E che non va mai persa, aggiunge, perché senza quella spinta la ricerca rischia di restare muta.

Dalla provincia di Vibo ai vertici dell’oncologia europea

Curigliano non nasconde le proprie origini, anzi: le trasforma in una bussola. Monterosso, dice, è il piccolo centro che ha visto partire generazioni di emigranti; un fenomeno che lui stesso ha sperimentato sulla propria pelle, crescendo tra due mondi. Oggi, però, quel viaggio si è compiuto al contrario: non più la fuga dalla Calabria, ma il ritorno simbolico attraverso il prestigio di una carriera che lo ha portato a guidare gli oncologi del continente. È presidente eletto dell’ESMO per il biennio 2027-2028, ruolo che si aggiunge a quello di direttore della divisione di Sviluppo nuovi farmaci per terapie innovative all’Ieo. Un curriculum che parla di farmaci mirati, terapie geniche e medicina di precisione, cioè le nuove frontiere su cui si concentra la ricerca. E proprio di questo si discuterà stasera – domenica – a “24minuti”, lo spazio di approfondimento del weekend su CR1 (canale 19) condotto da Simone Bacchetta, dove Curigliano sarà ospite per illustrare dove sta andando l’oncologia.

La speranza come motore, senza retorica

L’intervista al Corriere restituisce un medico che parla con la schiettezza di chi ha visto da vicino la malattia. “Contro il cancro ci sarà una cura”, afferma Curigliano, e confessa che questo era un sogno già da piccolo. Non una promessa, non una data, ma una direzione. La speranza, per lui, non è un placebo emotivo: è il carburante che tiene in moto il paziente nei momenti in cui la scienza ancora non ha tutte le risposte. Una posizione che sfugge a ogni semplificazione, perché l’oncologo sa bene che la strada è lunga. Tuttavia, insiste, senza quella spinta interiore nessuna terapia innovativa può fare davvero la differenza. Il suo ruolo, tra l’università Statale e l’Ieo, è proprio quello di tradurre questa spinta in protocolli, in sperimentazioni, in quei nuovi farmaci che rappresentano l’arma più affilata contro i tumori più aggressivi.

Dove punta la ricerca: farmaci mirati e terapie geniche

La trasmissione “24minuti” offrirà uno sguardo senza filtri su questi temi. Curigliano, da ospite, spiegherà perché la medicina di precisione sta sostituendo l’approccio tradizionale “taglia, brucia, avvelena” – chirugia, radioterapia, chemioterapia – con armi molecolari disegnate sul profilo genetico del singolo tumore. Le terapie geniche, poi, rappresentano un capitolo ancora più rivoluzionario, anche se non privo di complessità tecniche ed economiche. L’oncologo milanese, che ha costruito la propria fama mondiale proprio sullo sviluppo di nuovi farmaci, evita facili trionfalismi. Preferisce invece descrivere il lavoro quotidiano dei laboratori, dove si testano combinazioni inedite e si affinano i bersagli. Senza dimenticare che ogni scoperta, per essere davvero utile, deve diventare accessibile. E qui, lo dice tra le righe, il cammino è ancora tutto in salita.

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