La morte di Sofia Di Vico, l’autopsia apre lo scenario dello shock anafilattico

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Interno Redazione Interno   -   Le prime evidenze, quelle che emergono dal tavolo autoptico del Policlinico Tor Vergata, dipingono uno scenario clinico preciso sebbene, come sempre in questi casi, carico di attesa: il decesso della quindicenne Sofia Di Vico, avvenuto giovedì sera a Ostia, sarebbe “compatibile con uno shock anafilattico”. Un’ipotesi, quella della reazione allergica fulminante, che trova un solido riscontro nello stato dei luoghi e nella storia clinica della giovane atleta – nota per un’allergia accertata alle proteine del latte – ma che attende la necessaria conferma scientifica. I medici legali, infatti, hanno richiesto una serie di accertamenti tossicologici e istologici approfonditi; si tratterà di esami lunghi e complessi, capaci di stabilire con certezza il nesso causale tra quanto ingerito durante quella cena e il fatale arresto cardiocircolatorio.

Mentre la salma della ragazza, originaria di Maddaloni, in provincia di Caserta, faceva ritorno a casa (un rientro, come lo ha definito il padre Fabio, carico di una sofferenza inaudita), la macchina giudiziaria procede senza soste sul litorale romano. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo, un atto dovuto che non implica necessariamente colpe immediate, ma che mira a cristallizzare ogni responsabilità in merito alle modalità della contaminazione. Gli investigatori della polizia, su delega, hanno provveduto al sequestro della cucina del ristorante situato all’interno del camping dove la squadra alloggiava per il torneo “Mare di Roma Trophy in Pink”; un gesto concreto che suggella l’ambiente in cui è stato preparato il pasto, verosimilmente uova strapazzate e fagiolini, per verificare la presenza di tracce di latte o derivati.

Il dramma silenzioso nel villaggio turistico

L’incidente è maturato in un contesto apparentemente protetto come quello del camping Roma Capitol, dove la Unio Basket Maddalani aveva trovato alloggio per la manifestazione sportiva. Secondo le ricostruzioni, Sofia – che era solita portare con sé i farmaci di emergenza vista la sua condizione – ha iniziato a manifestare i primi sintomi respiratori mentre si trovava a tavola con le compagne. Nonostante il tempestivo intervento del padre, sempre presente in queste trasferte, e la successiva corsa in ambulanza verso l’ospedale Grassi di Ostia, i tentativi di rianimazione si sono rivelati vani.

L’impatto della notizia ha paralizzato l’intera kermesse sportiva, portando gli organizzatori a sospendere immediatamente il torneo. “Non esistono parole adeguate per descrivere una perdita così grande e ingiusta”, hanno fatto sapere gli addetti ai lavori, annullando le restanti partite in programma. A Maddaloni, intanto, il lutto ha avvolto la cittadina. Il sindaco Andrea De Filippo, legato alla famiglia Di Vico da una profonda stima personale, ha espresso il cordoglio della collettività, anche se l’attenzione resta focalizzata esclusivamente sulla dinamica dei fatti e sulle indagini in corso.

Il ricordo dell’allenatore e la “campionessa” testarda

Nel mare di silenzi che avvolge la squadra – rientrata a casa in un viaggio definito “il più triste della sua vita” – emerge la voce rotta di Giovanni Monda, il responsabile tecnico che seguiva Sofia sin dagli esordi under 11. L’allenatore, che si trovava presente al momento del malore, ha tratteggiato il profilo di una ragazza dal carattere complesso ma luminoso: “Sofia era la nostra campionessa, testarda e capace, empatica e amata dalle compagne”, ha raccontato ai cronisti, sottolineando come il basket fosse per lei il solo momento in cui riuscisse a sciogliersi completamente, lasciando da parte quella riservatezza che invece mostrava con gli adulti.

Le compagne di squadra, molte delle quali hanno assistito alla scena, sono state accolte al rientro in Campania da una folla silenziosa di altri giovani atleti. Una scena, questa, che testimonia la coesione della società sportiva, ma che pone un problema delicato per il coach: come gestire il trauma nei giovanissimi. “Sono sgomenti, non so come aiutarli”, ha ammesso Monda, valutando la possibilità di supporto psicologico per l’intero gruppo. La società, dal canto suo, ha omaggiato la giovane con una foto in bianco e nero dove spicca solo lei, a colori, con le dita alzate a formare una V: il saluto alla loro “boss”.

Le indagini e l’attesa della verità giudiziaria

Il fulcro dell’inchiesta ruota attorno alla consapevolezza del ristoratore. Pare, da indiscrezioni raccolte, che il personale del locale fosse stato informato dell’allergia alla quale la quindicenne era soggetta, una condizione che trasforma una semplice cena in un potenziale rischio mortale. L’accertamento della colpa, nel fascicolo ipotizzato per omicidio colposo, dipenderà dalla prova della contaminazione involontaria o, al contrario, dalla negligenza nella preparazione dei cibi. La Procura sta ascoltando il personale di cucina e i gestori per ricostruire ogni passaggio della preparazione del piatto.

In attesa dei risultati definitivi degli esami di laboratorio – che potrebbero richiedere tempi tecnici significativi – il di Sofia è stato restituito alla famiglia, che ha scelto il silenzio stampa. Il padre, Fabio Di Vico, dopo aver ringraziato pubblicamente per la vicinanza, ha chiesto rispetto per il proprio dolore, dichiarando che ci sarà un momento per dire ciò che pensa sulla fine della figlia. I funerali, intanto, sono stati fissati per lunedì mattina nella chiesa dell’Annunziata a Maddaloni, dove la comunità si prepara a un ultimo saluto carico di strazio e di domande ancora senza risposta.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.