Gaza City, esodo forzato e raid israeliani mentre Abu Obeida viene ucciso
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Redazione Esteri
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Mentre colonne di civili, esausti e disperati, si allungano verso le zone meridionali della Striscia di Gaza per obbedire all’ultimatum delle forze israeliane – che hanno dichiarato Gaza City “obiettivo militare” e intimato l’evacuazione totale –, c’è chi, ormai stremato, ha deciso di non spostarsi più. “Non ho alcuna intenzione di andarmene”, ha dichiarato all’Associated Press un residente, sintetizzando uno stato d’animo diffuso: la stanchezza, accumulata in mesi di continui sfollamenti, supera ormai la paura dei bombardamenti.
Proprio a Gaza City, nel corso di uno di questi raid, è stato ucciso Abu Obeida, il portavoce storico delle Brigate Ezzedin al-Qassam, il braccio armato di Hamas. Uomo dall’identità a lungo volutamente oscura – si crede avesse circa quarant’anni e fosse cresciuto nel campo profughi di Jabalia dopo che la sua famiglia vi aveva trovato rifugio –, era diventato una figura simbolo, riconoscibile per la kefiah bianco-rossa e il suo stile comunicativo, a tratti teatrale, specialmente nelle fasi di annuncio della liberazione di ostaggi.
Le forze di difesa israeliane e lo Shin Bet, il servizio di sicurezza interna, hanno confermato sabato scorso di aver condotto un’operazione mirata contro un “alto esponente” di Hamas in un appartamento della città, pur senza fare inizialmente il suo nome. Una fonte palestinese, intervistata dal canale saudita Al-Arabiya, ha poi identificato senza ambiguità il bersaglio dell’attacco proprio in Abu Obeida, la cui voce, per anni, aveva accompagnato e orchestrato la narrazione militare del gruppo.




