Scompare Lorenzo Reina, il pastore che scolpì il Teatro Andromeda tra i monti siciliani

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Il Corpo di Lorenzo Reina è stato rinvenuto senza vita nella sua abitazione rurale a Santo Stefano di Quisquina, nella mattinata del 27 dicembre, dal figlio Libero. L'artista e pastore, spentosi apparentemente per cause naturali all'età di 65 anni, viveva nei pressi della sua creazione più celebre, quel Teatro Andromeda che ne ha diffuso la fama oltre i confini nazionali, plasmandolo direttamente sulla collina con un'opera decennale di visionaria dedizione. Nato in una famiglia dedita alla pastorizia, Reina aveva affrontato non poche difficoltà, soprattutto nell'approccio paterno, per perseguire una vocazione artistica che lo avrebbe infine condotto a fondere in maniera indissolubile la sua essenza di allevatore con quella di scultore.

Un'opera nata dal dialogo tra terra e cosmo

Il Teatro Andromeda, che sorge in località Santa Barbara a oltre mille metri di altitudine, non è un semplice spazio performativo ma una vera e propria costellazione di pietra calcarea immersa nel paesaggio agrigentino. L'artista, il quale non cessava di "interrogare le stelle" come un moderno pastore errante, concepì l'architettura del sito ispirandosi alla costellazione di Andromeda, disponendo 108 blocchi – tanti quanto le stelle della costellazione secondo il catalogo tolemaico – in modo da creare un palcoscenico naturale che fa della volta celeste il suo tetto. Quel luogo, che unisce la poesia alla terra in un connubio di arte, natura e spiritualità, rappresenta il compendio di una ricerca esistenziale che ha trasformato un angolo remoto della Sicilia in un simbolo universale di bellezza contemplativa.

Il ricordo di un'intelligenza fervida

A commentare la scomparsa è stato il critico d'arte Vittorio Sgarbi, il quale ha voluto sottolineare come il "lascito più importante" di Reina sia stato "il coraggio di osare". In un messaggio, Sgarbi ha ricordato l'uomo come "una intelligenza vivida e fervida", descrivendo con partecipazione il loro ultimo incontro nell'agosto del 2023, proprio tra le pietre del teatro. "Reina ha compreso, prima di molti altri, il valore del Paesaggio", ha scritto il critico, evidenziando la capacità dell'artista di raccontare con entusiasmo "nuovi progetti, nuove sfide" fino a poco tempo fa, dimostrando una vitalità creativa mai sopita. Le sue parole colgono l'essenza di un percorso che ha saputo coniugare la concretezza del lavoro agro-pastorale con l'aspirazione all'assoluto.

Un testimone silenzioso della sua visione

Oggi, il Teatro Andromeda rimane lì, sui monti di Santo Stefano Quisquina, come testimone silenzioso e potente della visione del suo creatore. Quell'opera, che continua ad attrarre visitatori e artisti da tutto il mondo, costituisce una prova tangibile di come un'ispirazione profonda, radicata nel proprio territorio e nelle proprie radici, possa trascendere l'ordinario per approdare a dimensioni di significato ampio e condiviso. La scomparsa di Reina lascia un vuoto nel panorama culturale, ma al tempo stesso consegna alla collettività un monumento permanente, non murato ma vivo e dialogante con gli elementi, che perpetua il suo dialogo con le stelle e la terra natia.

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