Il calvario della libreria Hoepli, tra cassa integrazione e un futuro nebuloso, mentre Mondadori acquisisce solo la scuola
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Da lunedì 25 maggio – e già lo si legge negli occhi di chi, da decenni, passa gli scaffali di cinque piani nel cuore di Milano – la libreria Hoepli chiuderà i battenti per sempre. Non ci sarà più quel profumo di carta che mescolava enciclopedie tecniche e novità narrative, né il rumore soffocato dei passi sulle scale che portavano ai piani superiori, perché la liquidazione ormai è stata messa nero su bianco. E tra i dipendenti, quelli che hanno vissuto le ultime settimane di lavoro tra scatoloni e scontrini della domenica, lo sconforto è palpabile: attendono la cassa integrazione, dopo che ieri il Gruppo Mondadori ha perfezionato l’acquisizione del ramo d’azienda relativo all’editoria scolastica di Hoepli Spa senza però comprare la libreria. Quest’ultima, la più iconica forse tra i punti vendita storici del capoluogo lombardo, resterà così chiusa a inizio maggio, e il suo destino – al pari di quello di altri asset dell’editrice in liquidazione volontaria – appare avvolto in una nebbia fitta, priva di indicazioni chiare.
Soldi ai soci e dipendenti a casa: i nove che entrano in Mondadori e gli altri che restano fuori
Nove lavoratori, un tempo in forza alla Hoepli, hanno trovato un approdo nel colosso di Segrate. Tra loro figura anche un dirigente, mentre il resto del personale – quello che operava prevalentemente nella vendita al dettaglio e nei servizi legati alla libreria – rimane escluso dall’operazione. Mondadori, guidato dall’amministratore delegato Antonio Porro, ha chiuso l’accordo senza incertezze: la scolastica e l’universitaria fanno gola, perché consolidano un segmento già presidiato da Mondadori Education, Rizzoli Education e D Scuola. Ma la liquidazione della capogruppo Hoepli Spa, volontaria e ormai in uno stato avanzato, lascia sul ciglio della strada chi non rientra nel perimetro produttivo dell’editoria per le scuole. I soldi, verosimilmente, andranno ai soci; i dipendenti della libreria, invece, a casa, in attesa di strumenti di sostegno.
Milano perde un pezzo di Svizzera e guarda al caso Gibert: 500 dipendenti in bilico in Francia
C’è un filo sottile, quasi ironico, che lega la chiusura della Hoepli al destino di un’altra storica catena indipendente, ma questa volta d’Oltralpe: il gruppo Gibert. Con 16 punti vendita in 12 città francesi – tra cui spiccano le celebri librerie del Quartiere Latino a Parigi, a due passi dalla cattedrale di Notre-Dame – Gibert ha deposto al Tribunale una richiesta di liquidazione giudiziale. Le difficoltà economiche, spiega l’azienda in una nota asciutta, derivano «dal calo del mercato dei libri nuovi». Un settore che arranca, insomma, anche oltre confine, e che mette sul lastrico 500 dipendenti. Milano, in questo quadro, non perde soltanto una libreria di cinque piani: perde un pezzo di quella Svizzera culturale che aveva fatto di Hoepli un ponte tra rigore tecnico e divulgazione scientifica, un modello che oggi appare insostenibile senza il sostegno di un grande gruppo editoriale.
L’acquisizione Mondadori è efficace dal 30 aprile, la libreria chiuderà prima dell’estate
Il contratto firmato e comunicato il 15 aprile, infatti, è diventato operativo dal 30 aprile. Nessuna sorpresa, quindi: Mondadori ha preso ciò che serviva alla sua strategia nel core business dei libri, staccando nettamente il ramo scolastico dalla gestione libraria al dettaglio. La libreria Hoepli, quella dei cinque piani nel centro di Milano, smetterà di accogliere clienti a inizio maggio, con l’ultimo giorno utile indicato per lunedì 25. Resta la sensazione – non lo si può chiamare rimpianto, sarebbe fuorviante – che un pezzo di storia cittadina si sia sbriciolato senza un vero cordone sanitario: i dipendenti attendono ammortizzatori sociali, i clienti più affezionati hanno già fatto scorta di volumi, e la scritta “Grazie Milano, non siamo stati soli”, affissa in qualche modo da chi ha vissuto l’ultimo mese, suona come un epitaffio prima ancora della serranda abbassata.




