Dazi Trump e le ripercussioni globali: tra protezionismo e tensioni commerciali
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Redazione Esteri
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L’imposizione di dazi da parte dell’amministrazione Trump sulle importazioni cinesi, in particolare sui prodotti di e-commerce come quelli venduti da Shein e Temu, ha riacceso il dibattito sul protezionismo statunitense. Giulio Sapelli, economista di rilievo, smorza però i toni dell’allarmismo, sostenendo che tali misure non rappresentano una minaccia sul lungo periodo. “Il protezionismo americano”, afferma, “è una costante storica, non una novità”. Piuttosto, secondo Sapelli, a destare maggiore preoccupazione sarebbe l’approccio di Ursula von der Leyen, presidente della Commissione Europea, le cui politiche potrebbero avere un impatto più significativo sull’economia globale.
La stretta di Trump, che colpisce anche i pacchi di valore inferiore a 800 dollari, mira chiaramente a favorire Amazon, gigante americano dell’e-commerce, a discapito delle piattaforme cinesi che, grazie a prezzi competitivi e spedizioni rapide, hanno conquistato quote di mercato significative negli Stati Uniti. Shein e Temu, in particolare, hanno saputo sfruttare la domanda di prodotti low-cost, diventando protagonisti di un settore in crescita esponenziale.
La risposta di Pechino non si è fatta attendere. Il governo cinese ha annunciato dazi del 15% su carbone e gas statunitensi, in un’escalation di tensioni commerciali che rischia di avere ripercussioni su più fronti. La telefonata tra i due presidenti, avvenuta oggi, non sembra aver attenuato le divergenze, anzi, ha evidenziato come il confronto sia destinato a rimanere acceso.
Intanto, l’amministrazione Trump ha chiesto al Congresso di approvare un trasferimento di circa 1 miliardo di dollari in armamenti a Israele, tra cui 4.700 bombe da 1.000 libbre e bulldozer blindati prodotti da Caterpillar. Una mossa che, secondo il Wall Street Journal, rientra in una strategia più ampia di sostegno militare agli alleati, ma che rischia di alimentare ulteriori tensioni internazionali.
Le ripercussioni dei dazi si estendono anche al settore tech, con Google finito nel mirino delle autorità antitrust cinesi. L’indagine, annunciata a seguito delle tariffe imposte da Trump, colpisce anche marchi come Tommy Hilfiger e Calvin Klein, dimostrando come il botta e risposta tra Washington e Pechino stia avendo effetti a catena su diversi comparti industriali.
Sapelli, nel criticare l’approccio superficiale alla questione, sottolinea come si sia persa l’abitudine a leggere i grandi testi sul commercio mondiale, come quelli del premio Nobel Paul Krugman, preferendo modelli economici più recenti, come quelli proposti da figure come Carlo Cottarelli e Mario Monti. Una tendenza che, secondo l’economista, rischia di offuscare la comprensione delle dinamiche globali, sempre più complesse e interconnesse.




