Bologna dice addio ai "masagni", l'installazione che ha diviso e animato piazza Maggiore
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Diciannove colossi di polistirene, rivestiti di un guscio resistente e dipinti con colori accesi, hanno occupato per una settimana il Crescentone di piazza Maggiore, imponendo la loro presenza "incongrua, inattesa e ingombrante" nella geometria perfetta dello spazio cittadino. L'opera, intitolata "Iwagumi - Dismisura" e firmata dall'artista australiano Nimrod Weis con lo studio Eness, è stata concepita proprio per "impicciare, spaesare", evocando una potenza naturale caotica e primordiale in uno dei luoghi più simbolici e ordinati di Bologna. Un esperimento di arte pubblica monumentale, che ha finito per catalizzare l'attenzione, le discussioni e il flusso di migliaia di persone, trasformandosi in un fenomeno sociale oltre che estetico.
Un addio sentito e un dibattito acceso
All'alba della loro rimozione, c'è chi, come la signora Manuela, si è presentata in piazza per un ultimo saluto ai cosiddetti "masagni", soprannome affibbiatogli dall'inventore degli Umarells, che ne aveva sottolineato la massiccia stazza. «Li ho visti a tutte le ore», ha spiegato, rimarcando uno spettacolo che considerava di rara bellezza e che, secondo il suo punto di vista, chi ha protestato non è riuscito a comprendere. L'installazione, infatti, non è passata inosservata né ha lasciato indifferenti, alimentando un dibattito vivace, a tratti acceso, sul ruolo dell'arte contemporanea negli spazi pubblici condivisi e sulla sua capacità di dialogare o, per alcuni, di scontrarsi con il contesto urbano e il sentire comune.
Il boom di presenze e l'endorsement pop di Vasco Rossi
Al di là delle posizioni critiche, l'effetto-attrazione è stato innegabile e misurabile nelle code di visitatori che, specialmente nelle giornate festive e nelle serate con le luci notturne accese, hanno circondato i megaliti. L'ultima sera utile, in particolare, è stata caratterizzata da un "fiume di persone ininterrotto", un'affluenza massiccia che ha riempito non solo piazza Maggiore ma anche le arterie adiacenti, in un clima descritto da alcuni come di risveglio cittadino "dal torpore". A confermare la risonanza popolare dell'opera ci ha pensato, inaspettatamente, anche Vasco Rossi, il quale ha condiviso sui suoi profili social alcune foto scattate davanti all'installazione, ritraendosi sorridente e in tenuta casual accanto alle imponenti rocce artificiali. Un gesto che, inevitabilmente, ha amplificato la visibilità dell'evento al di fuori dei confini locali, rendendo virale un'immagine ormai iconica della Bologna di quei giorni.
Lo smontaggio e il ritorno alla normalità
Concluso il periodo prestabilito, le operazioni di smantellamento hanno riportato gradualmente la piazza alla sua consueta fisionomia. I megaliti, progettati per essere temporanei come "canotti sulla spiaggia a fine agosto", hanno così preparato il loro commiato, lasciando il posto alle tradizionali installazioni natalizie, tra cui il caratteristico "Vecchione". Quella che resta è l'evidenza di un'esperienza intensa e circoscritta nel tempo, capace di generare un moto di opinioni e di attirare folle, dimostrando come un intervento artistico, pur nella sua radicale alterità, possa innescare dinamiche di vivace partecipazione e riappropriazione dello spazio pubblico da parte di molti, ciascuno dei quali ne ha probabilmente custodito un'impressione personale e contrastante.




