Megaliti a Bologna, l'installazione che trasforma piazza Maggiore
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Mentre l'Italia si avvolge nelle consuete atmosfere natalizie, con piazze che si vestono di luci e abeti, Bologna compie una scelta dissonante e audace, optando per un paesaggio inatteso e primordiale. Al posto delle tradizionali luminarie, infatti, nel cuore medievale di piazza Maggiore sono comparsi imponenti megaliti, sculture rocciose che alterano la prospettiva dello spazio e catturano, con un misto di meraviglia e perplessità, l'attenzione di chiunque vi passi accanto. L'intervento, che inevitabilmente solleva questioni sull'uso degli spazi storici, spesso sacrificati a eventi temporanei, si configura non come una semplice decorazione ma come un'operazione artistica precisa, destinata a durare pochi giorni ma a lasciare un segno profondo nella discussione pubblica.
Iwagumi-Dismisura, le rocce che arrivano dall'Australia
Quelle masse granitiche, che sembrano emergere dal selciato con una forza tellurica, costituiscono l'opera "Iwagumi - Dismisura", un'installazione site-specific prodotta da Bologna Festival e Illumia e realizzata dallo studio artistico australiano ENESS. Il Titolo, che rimanda a un termine giapponese legato all'asimmetria e alla composizione delle pietre nei giardini, svela l'intento concettuale del progetto: creare un cortocircuito percettivo, invitando a riflettere sul rapporto, spesso squilibrato, tra l'uomo e la scala monumentale della natura. L'opera, che ha già viaggiato in metropoli come Singapore e Melbourne, approda per la prima volta in uno spazio così carico di storia come quello di una piazza italiana, proponendo un dialogo insolito tra l'architettura civica del Trecento e forme che evocano un tempo geologico.
Un'illusione ottica per riflettere sulla misura
La potenza dell'installazione risiede tutta nell'inganno, in un'illusione ottica che trasforma materiali leggeri in apparizioni massicce e antiche. Quelle che paiono solide rocce, infatti, sono strutture gonfiabili rivestite di tessuto, rese iperrealistiche da un attento studio della luce e delle texture, le quali, di notte, si animano con giochi cromatici sottili. È proprio questo contrasto, tra l'apparenza della pesantezza e la realtà della leggerezza, a sollecitare una riflessione sulla nostra percezione della realtà e sulla nostra posizione nel mondo. Di fronte a tali presenze, che occupano militarmente lo sguardo, lo spettatore si sente contemporaneamente smisurato, per la capacità di comprensione, e piccolo, per la fragilità fisica, in una dialettica che è il cuore poetico dell'intera operazione.
La piazza tra stupore e polemiche silenziose
L'arrivo dei megaliti, senza un preavviso evidente al di fuori degli addetti ai lavori, ha generato un immediato dibattito spontaneo tra i bolognesi, molti dei quali hanno espresso sui social network e per le strade un senso di disorientamento. C'è chi vi ha letto un'operazione di rottura culturalmente stimolante, capace di attrarre un turismo diverso, e chi, invece, ha lamentato l'occupazione di uno spazio simbolo della città, tradizionalmente lasciato libero per la fruizione collettiva e per la vista d'insieme dei palazzi storici. Le polemiche, per quanto accese, rimangono però sullo sfondo di un evento che, nella sua breve durata dal 21 al 26 dicembre, punta a essere un esperimento di rigenerazione urbana temporanea, dimostrando come l'arte pubblica possa ancora interrogare e, a volte, spiazzare, modificando per pochi giorni l'immaginario di un luogo.




