Bologna, il significato dell'Iwagumi tra polemiche e un "like" rock

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Non sono semplici rocce, quelle che da giorni campeggiano sul lastricato di piazza Maggiore a Bologna, destando un dibattito che pare non placarsi: l'installazione "Iwagumi – Dismisura" dell'artista australiano Nimrod Weis, voluta e donata alla città dall'imprenditore Marco Bernardi, si configura piuttosto come un provocatorio messaggio natalizio, una riflessione monumentale sul rapporto tra l'umano e il divino. Bernardi, noto per le sue posizioni decise nonostante il ruolo istituzionale alla guida di un'importante azienda, ha spiegato di aver desiderato regalare un'opera che, a dispetto delle apparenze austere e quasi alienanti di quei diciannove monoliti rivestiti di tela plasticata, intendesse ricondurre proprio alla «nascita di un Dio che ride come un bimbo», creando un insolito ponte tra la materialità terrestre e la spiritualità della festività.

L'inaugurazione e il popolo dei social

Se le discussioni, spesso accese, hanno riempito le pagine dei giornali locali e i dibattiti pubblici, d'altra parte l'opera ha saputo conquistarsi con immediatezza uno spazio nell'immaginario collettivo cittadino, trasformandosi in una sorta di irresistibile set fotografico a cielo aperto. Migliaia di persone, infatti, hanno affollato il Crescentone durante l'inaugurazione, catturando con i propri smartphone quelle forme possenti e color dolomiti, che molti hanno ribattezzato affettuosamente "sassoni" o "masagni". Tra di loro, come è noto, ha fatto la sua comparsa anche una figura iconica della musica italiana, contribuendo a diffondere ulteriormente l'immagine dell'installazione.

Il "Komandante" tra i megaliti

Vasco Rossi, in tenuta sportiva e con indosso gli immancabili occhiali specchiati, ha infatti scelto proprio le rocce giganti come sfondo per un post su Instagram, presentando simbolicamente i suoi progetti futuri. «Opera artistica gigante in piazza grande», ha commentato il rocker di Zocca, immortalato con un sorriso mentre posava accanto ai megaliti, in una foto che ha rapidamente fatto il giro della rete. Un endorsement inatteso, il suo, che ha gettato una luce diversa sull'intera vicenda, mostrando come al di là delle polemiche dottrinali sull'arte contemporanea, l'Iwagumi sia riuscito a parlare un linguaggio immediato, attirando curiosi e personalità di ogni tipo.

Tra arte, fede e spazio pubblico

L'operazione, che rimarrà visibile fino al 26 dicembre, solleva questioni profonde sull'utilizzo dello spazio pubblico nel periodo delle festività, tradizionalmente associato a simboli più convenzionali. Bernardi, con questo gesto, ha sfidato le aspettative comuni, puntando su un'estetica minimale e concettuale per veicolare un messaggio che, a suo dire, è intrinsecamente legato al senso del Natale. Resta il fatto che quelle rocce, ora parte integrante del paesaggio urbano, hanno creato un punto di aggregazione e di discussione, dimostrando come un'installazione possa diventare il catalizzatore di emozioni contrastanti, capace di unire, nella stessa piazza, lo stupore dei cittadini, la riflessione dell'imprenditore-donatore e persino il sorriso complice di una rockstar.

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