Tomasi guiderà il centrodestra toscano, punta a ripetere l'impresa di Pistoia
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Redazione Interno
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Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia per Fratelli d’Italia, è stato ufficialmente designato – scelta «all’unanimità» – come candidato presidente per la coalizione di centrodestra alle prossime elezioni regionali in Toscana. La decisione, che arriva dopo mesi di attesa e di indiscrezioni che lo indicavano ormai come il nome in pectore, segna l’inizio formale di una corsa che si preannuncia combattuta in un territorio storicamente avverso alla destra. La sua nomina, del resto, non è casuale: poggia interamente sull’exploit del 2017, quando Tomasi riuscì a strappare il comune di Pistoia al centrosinistra dopo settant’anni di amministrazione ininterrotta, un’impresa che la coalizione ora spera di replicare in tutta la regione.
Il candidato, che ammette di partire in svantaggio nei sondaggi, non si scompone e rilancia puntando su un programma concreto. «Recupero con le idee», ha dichiarato, sottolineando come la Toscana contemporanea non sia più monoliticamente «rossa» ma abbia bisogno di proposte che vadano «oltre il perimetro tradizionale» della stessa coalizione che lo sostiene. Le sue priorità, ha spiegato, sono chiare: casa, lavoro e diritto allo studio, elementi fondamentali per garantire un futuro alle giovani generazioni e rilanciare un’economia che deve puntare su manifattura, tecnologia e industria, senza dimenticare una sanità da riorganizzare profondamente.
Sul fronte politico, Tomasi non ha usato mezzi termini per attaccare l’avversario, definendo l’alleanza tra Pd e M5S semplicemente come «il patto del no e del rinnegare», una chiusura ideologica che contrappone alla sua visione di una regione amministrata per «merito e capacità», e non per «appartenenza politica». Un principio che afferma di aver già applicato a Pistoia, dove – racconta – ha nominato «persone di sinistra purché competenti». La sua critica si estende all’attuale macchina amministrativa regionale, che a suo dire «va a 20 all’ora» mentre potrebbe e dovrebbe viaggiare «a 200», perché «non si va mai avanti se si guarda solo nello specchietto retrovisore».




