Lecce, il colpo alla tempia e quel «gioco» con la pistola: indaga la procura minorile
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Non c’è ancora una versione definitiva, e forse non ci sarà per settimane, sulla morte di quel ragazzo di diciassette anni, di origine bulgara ma residente a Lecce, che nella serata del 19 aprile è stato trovato esanime in un appartamento di via Quinto Mario Corrado. A ucciderlo, un proiettile calibro 7,65 partito – stando alle primissime ricostruzioni – mentre il minore maneggiava una pistola, poi identificata dagli inquirenti come arma regolarmente detenuta da una persona vicina alla famiglia. Il dramma si è consumato in casa, alla presenza del fratello ventottenne e di un amico, entrambi ascoltati per ore dagli investigatori della squadra mobile.
L’arma in casa e quel colpo in canna che nessuno si aspettava
Secondo i primi accertamenti, condotti dalla polizia scientifica e coordinati dalla procura minorile, il gruppo si sarebbe trovato nell’appartamento senza particolari tensioni o litigi. La ricostruzione più accreditata, sebbene ancora provvisoria, parla di una sorta di «gioco» finito in tragedia: il diciassettenne avrebbe impugnato la semiautomatica convinto che il caricatore fosse stato rimosso, e dunque che l’arma fosse innocua. Invece, un colpo era già presente in canna – circostanza, questa, fatale – e l’impugnatura, unita a una pressione accidentale sul grilletto, ha provocato lo sparo. Il proiettile lo ha centrato alla tempia sinistra.
Il trasporto in ospedale e la morte poche ore dopo
I soccorsi sono stati allertati subito, e il diciassettenne è stato trasportato d’urgenza nel pronto soccorso dell’ospedale Vito Fazzi di Lecce. Qui i medici hanno provato a stabilizzarlo, ma la lesione cerebrale si è rivelata troppo estesa: il giovane è morto poche ore dopo il ricovero, senza aver mai ripreso conoscenza. Sulla salma, la procura ha disposto l’autopsia, e gli investigatori hanno già sequestrato l’arma – una calibro 7,65 – insieme a eventuali munizioni residue presenti nell’abitazione.
Le ipotesi investigative: incidente, gesto volontario o terze mani
Nonostante la pista del tragico errore appaia al momento la più plausibile, gli inquirenti non hanno chiuso la porta ad altre possibilità. Tra queste, l’atto intenzionale – un suicidio simulato o non riconosciuto immediatamente dai presenti – oppure la partecipazione attiva di un’altra persona nel momento dello sparo. Le testimonianze del fratello e dell’amico, per ora ritenute compatibili con la versione del «gioco», verranno verificate con accertamenti tecnici: rilievi per le impronte digitali sulla pistola, analisi dei residui di sparo sulle mani dei tre, e un esame approfondito dei tabulati telefonici per ricostruire i minuti precedenti alla detonazione.




