Forte dei Marmi, sequestrate in villa con la pistola alla tempia: colpo da tre milioni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’ora tarda, le 23.30 di lunedì, e l’isolamento di via Agnelli hanno fornito la copertura perfetta a quattro banditi armati e con il volto coperto da passapassamontagna, i quali hanno fatto irruzione in una residenza signorile trasformando la serata di due donne – una madre di 80 anni e sua figlia di 50, entrambe di origine russa – in un incubo di ore. La dinamica, ricostruita dai carabinieri che stanno battendo tutte le piste investigative, rivela la mano di una banda di professionisti, probabilmente dell’Est Europa, che non ha lasciato nulla al caso: dall’attesa nel buio del giardino fino alla meticolosa rimozione delle prove.

La notte di terrore e la professionalità dei rapinatori

Tutto è accaduto quando la donna più anziana, uscita nel loggiato esterno per recuperare delle casse d’acqua, è stata sorpresa e immediatamente minacciata con una pistola puntata alla tempia, venendo spinta all’interno dell’abitazione dove si trovava la figlia. A quel punto, sotto la pressione psicologica e fisica delle armi, le due vittime sono state costrette ad aprire la cassaforte; i malviventi, agendo con una calma che tradisce una lunga esperienza sul campo, hanno rovistato ovunque impossessandosi di gioielli d’oro, denaro contante, borse di lusso e abiti firmati per un valore stimato intorno ai tre milioni di euro. Prima di dileguarsi nel nulla, però, i rapinatori hanno compiuto un gesto che conferma l’alto tasso di specializzazione della cellula criminale: hanno fisicamente asportato la scheda madre o il dispositivo di memoria (“la scatola nera”) del sistema di videosorveglianza a circuito chiuso della villa, cancellando di fatto ogni traccia video della loro presenza e delle loro movenze. Questo dettaglio, insieme all’uso di guanti e passamontagna, sta complicando non poco le indagini dei militari dell’Arma, costretti a fare affidamento esclusivamente sui filmati delle telecamere pubbliche e private della zona per tentare di ricostruire il percorso di fuga.

Le piste seguite dagli inquirenti e il contesto della Versilia

Sul tavolo degli investigatori, al momento, ci sono diverse piste anche se quella principale porta verso gruppi criminali organizzati dell’Est Europa, ipotesi suggerita dalla cadenza e dalle modalità dei colpi che stanno mettendo in ginocchio la costa della Versilia. Non è un caso isolato, questo: solo poche settimane prima, un altro colpo messo a segno in una villa di Vittoria Apuana aveva fruttato circa due milioni di euro, mentre un episodio ancora più recente aveva visto una coppia svegliarsi nel cuore della notte con i banditi direttamente in camera da letto. I carabinieri stanno ora verificando se vi sia un filo rosso che colleghi questi episodi, analizzando nel dettaglio le testimonianze delle due donne – nonostante lo stato di choc che le ha ridotte in condizioni di forte stress – e confrontando eventuali particolari fisici o tatuaggi che possano emergere dai ricordi delle vittime o da frame dei sistemi di sorveglianza esterni. La rapina, che ha scosso profondamente l’intera comunità locale a causa della violenza psicologica esercitata su due persone indifese (una delle quali ottantenne), si inserisce in un’escalation criminale che sta mettendo a dura prova la percezione di sicurezza nel comune apuano, costringendo le forze dell’ordine a un imponente dispiegamento di mezzi per arginare il fenomeno delle “batterie” dedite ai furti in ville di lusso.

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