Ben-Gvir definisce "vergogna" gli aiuti a Gaza, mentre i morti palestinesi salgono a 21
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Redazione Esteri
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Mentre il bilancio delle vittime a Gaza continua ad aggravarsi – altre 21 persone hanno perso la vita oggi in cerca di cibo, in quello che ormai è diventato un dramma quotidiano – il ministro della sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, ha chiesto la “sospensione totale” degli aiuti umanitari diretti alla Striscia, definendoli “una vergogna assoluta”. “Chiederò a Netanyahu di rivotare”, ha aggiunto, sostenendo che “fermare gli aiuti accelererà la vittoria”.
Le sue parole risuonano in un contesto già segnato da sofferenza e distruzione, dove anche i gesti più elementari, come quello di procacciarsi del cibo, si trasformano in trappole mortali. La dottoressa Roggio, una traumatologa che ha lavorato a Gaza, ha descritto alla RSI ferite “mai viste prima”, sottolineando come i palestinesi si sentano “abbandonati dal mondo”. Quella che era stata definita la loro “resilienza” – la capacità di affrontare ogni giorno il lavoro nonostante le case distrutte, i familiari uccisi, gli sfollamenti forzati – sembra ormai sfibrarsi. “Arrivano ancora col sorriso”, ha osservato, “ma verso la fine della mia missione, quella forza stava svanendo”.
Intanto, prosegue senza sosta l’offensiva israeliana, che oggi ha superato il centesimo giorno dall’interruzione unilaterale del cessate il fuoco. I bombardamenti aerei e i colpi di artiglieria continuano a colpire case, tende e rifugi, mentre la distribuzione degli aiuti si rivela sempre più pericolosa. Secondo quanto riportato dalla Gaza Humanitarian Foundation, più della metà degli attacchi mortali negli ultimi mesi si è verificata proprio nei pressi dei punti di distribuzione del cibo, con un numero sproporzionato di vittime tra i bambini.
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