Il volto celato e il fermo a Rio Rico: le indagini dell’Fbi per Nancy Guthrie tra frame granulosi e un uomo dai baffi visibili

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il sospetto si materializza in una sequenza granulosa, recuperata da quel che restava dei dati di un sistema di videosorveglanza domestico; nella villa di Nancy Guthrie a Tucson, nella notte tra il 31 gennaio e il 1° febbraio, una telecamera Nest aveva infatti smesso di trasmettere in diretta, eppure nei frammenti residui – spiegano dall’ufficio del direttore Kash Patel – gli inquirenti hanno potuto isolare l’ombra di un uomo intento a manomettere il dispositivo. Il passamontagna calato sul volto non gli cela del tutto i baffi, un dettaglio che affiora dal bordo della stoffa e che gli agenti federali, insieme allo sceriffo della contea di Pima, ritengono ora decisivo non meno della falcata, di quel suo incedere quasi indolente verso l’ingresso, la mano guantata che solleva un ramo e poi sfiora la ghiera dell’obiettivo. Ed è stato proprio quel portamento, unito alla foggia dell’abbigliamento – capi nuovi, di qualità apparentemente alta – a convincere gli investigatori a rendere pubbliche quattro immagini fisse e due brevi filmati nella speranza che qualcuno, un conoscente, un vicino, riconosca la sagoma. Qualcuno, l’Fbi lo ha già fermato: un uomo bloccato nella notte a Rio Rico, cento chilometri più a sud, a due passi dal confine messicano, durante un controllo stradale; lo si trattiene per interrogarlo, sebbene non sia stato ancora chiarito se si tratti della stessa persona immortalata dai fotogrammi o se invece il fermato appartenga a un diverso filone d’indagine.

L’operazione nella contea di Pima e il porta a porta tra le villette di Annie

Gli agenti non si limitano alle stanze del comando provvisorio allestito ventiquattr’ore su ventiquattro: battendo il quartiere che circonda l’abitazione dell’altra figlia, Annie Guthrie, gli uomini dell’Fbi bussano a ogni uscio, parlano con chi apre e infilano biglietti nelle cassette postali delle villette vuote, un lavoro certosino di prossimità per stanare un dettaglio, una testimonianza, una discrepanza. L’operazione – prolungatasi per ore – ha visto convergere a Rio Rico squadre specializzate nella raccolta della prova tecnica, e intanto lo sceriffo Chris Nanos ribadisce che l’anziana signora, cardiopatica e portatrice di pacemaker, non è affetta da demenza né si è allontanata volontariamente. La traccia ematica repertata sul portico anteriore, rivelatasi compatibile con il Dna della Guthrie, ha dissolto ogni dubbio sulla natura non accidentale della scomparsa, mentre l’ipotesi del sequestro di persona ha trovato ulteriore riscontro nelle comunicazioni giunte alla famiglia e ad alcuni organi di stampa: missive contenenti richieste economiche, due scadenze precise – la prima in criptovaluta, la seconda lunedì 9 febbraio – entrambe spirate senza che si sia materializzato alcun esito.

Le richieste di riscatto e la voce della conduttrice in un video privo di filtri

Savannah Guthrie, che per vent’anni ha raccontato le cronache dalla Casa Bianca prima di approdare alla poltrona del Today Show sulla Nbc, si è rivolta in più occasioni a chi trattiene sua madre, alternando il registro della preghiera laica a dichiarazioni più asciutte epperò gravide di angoscia. «Abbiamo ricevuto il vostro messaggio e abbiamo compreso», ha scandito in una delle ultime registrazioni affiancata dai fratelli Annie e Cameron, «noi pagheremo, restituitecela»; proposito ribadito senza infingimenti, a patto che le venga fornita la prova certa che Nancy sia viva e in loro possesso. Ma il tenore dell’appello, col trascorrere dei giorni, ha mutato timbro: l’ultimo videomessaggio ritrae la giornalista in solitudine, il volto segnato, il tono più cupo; non più un negoziato con i rapitori, bensì una richiesta d’aiuto indifferenziata, rivolta a chiunque – anche lontano da Tucson – abbia udito o notato qualcosa di estraneo alla normalità. «Siamo all’ora della disperazione», ha detto, e nell’arco di poche ore il video ha cumulato centinaia di migliaia di visualizzazioni, mentre l’Fbi ha moltiplicato i cartelloni digitali dagli stati del Texas fino alla California.

Il coinvolgimento della presidenza e la tenuta investigativa

Donald Trump, il presidente degli Stati Uniti, ha telefonato personalmente alla conduttrice per assicurarle che ogni risorsa federale, ogni agenzia locale, sarebbe stata mobilitata per riportare Nancy Guthrie a casa; parole che la portavoce Karoline Leavitt ha ripreso in conferenza stampa, aggiungendo che le preghiere dell’intera amministrazione accompagnano la famiglia. Il concorso delle forze di polizia, nondimeno, non ha ancora prodotto una svolta definitiva: il fermo di Rio Rico rimane circoscritto alla fase interrogatoria, nessun indiziato è formalmente iscritto nel registro, nessun profilo genetico corrisponde a quello delle tracce repertate. L’Fbi, attraverso il portavoce Connor Hagan, ha tenuto a precisare che non risulta, allo stato, alcuna comunicazione ininterrotta tra i Guthrie e i presunti sequestratori, e che l’autenticità delle lettere recapitate a talune redazioni è ancora al vaglio. La ricompensa di cinquantamila dollari, annunciata sin dal 6 febbraio, rimane in piedi per chiunque fornisca elementi utili al ritrovamento dell’ottantaquattrenne e all’identificazione dei responsabili, e intanto il dispositivo investigativo continua a scandagliare la contea di Pima metro dopo metro, nel silenzio di una villa deserta le cui piante grasse, davanti all’ingresso, serbano ancora il segno di uno scarpone impresso nel terreno.

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