L’ex capo dell’Fbi Comey si consegna: “Perseguitato dalla Casa Bianca”
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Redazione Esteri
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La resa è avvenuta in Virginia, davanti a un tribunale federale, dove l’uomo che un tempo dirigeva la più potente agenzia investigativa americana ha dovuto mettere da parte ogni residuo alone di istituzionalità per presentarsi come semplice imputato. James Comey, ex direttore dell’Fbi, si è costituito alle autorità in seguito all’emissione di un mandato di arresto scattato in North Carolina, un’accelerazione giudiziaria che affonda le radici in un episodio apparentemente banale – un post su Instagram risalente a circa un anno fa – ma che si inserisce perfettamente nel lungo conto in sospeso tra l’ex funzionario e il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.
Un’incriminazione nata da una foto di conchiglie
Al centro dell’accusa, che ipotizza il reato di minaccia di morte ai danni del presidente, c’è uno scatto pubblicato durante una vacanza di Comey sulla costa della Carolina del Nord. L’immagine ritraeva alcune conchiglie disposte sulla sabbia in modo da formare la sequenza numerica “86 47”; secondo l’interpretazione fornita dal Dipartimento di Giustizia, guidato ad interim da Todd Blanche, si tratterebbe di un messaggio in codice particolarmente esplicito. Il numero “86”, spiegano gli inquirenti, è un termine gergale derivato dal gergo della ristorazione che indica l’atto di “eliminare” o “sbarazzarsi” di qualcuno, mentre il “47” farebbe un chiaro riferimento al fatto che Trump è il 47esimo presidente nella storia degli Stati Uniti. Alle conchiglie, Comey aveva aggiunto la didascalia “una curiosa formazione di conchiglie durante la mia passeggiata in spiaggia” -1 la difesa dell’ex direttore dell’Fbi, che ha già provveduto a rimuovere il post non appena la polemica è esplosa, si basa su una presunta ingenuità comunicativa: Comey ha dichiarato di non essersi reso conto che alcune persone potessero associare quei numeri alla violenza, ribadendo la propria opposizione a qualsiasi forma di violenza e sostenendo che si trattava semplicemente di un messaggio politico. Tuttavia, per i pubblici ministeri federali, non ci sarebbero dubbi sulla natura minacciosa del gesto; l’accusa formale sostiene che una persona ragionevole, a conoscenza delle circostanze, avrebbe interpretato quelle conchiglie come una grave espressione d’intenzione di nuocere al presidente.
Il secondo atto della resa dei conti giudiziaria
Non è la prima volta che James Comey si trova a fare i conti con la giustizia durante l’attuale amministrazione; una precedente incriminazione, risalente a settembre, lo vedeva accusato di aver mentito al Congresso durante le indagini sul Russiagate – un caso poi archiviato da un giudice federale che aveva sollevato dubbi sulla regolarità della nomina del procuratore che aveva portato avanti l’accusa. Il nuovo procedimento, però, sembra avere una marcia in più sul piano politico: l’ex capo del Bureau, che fu licenziato da Trump nel 2017 proprio mentre indagava sulle presunte interferenze russe nella campagna elettorale del 2016, è diventato un bersaglio simbolico di quella che molti definiscono una “guerra per procura” voluta dalla Casa Bianca contro i suoi vecchi nemici.
La consegna volontaria di Comey al tribunale del Distretto Orientale della Virginia non ha comportato, almeno per ora, il carcere; il giudice federale ha disposto il rilascio su cauzione senza particolari restrizioni, rinviando a una data ancora da fissare la prossima comparizione, che con ogni probabilità si terrà nel North Carolina dove è stato emesso l’atto d’accusa. Il procuratore generale ad interim Todd Blanche, già avvocato personale di Trump e subentrato a Pam Bondi – silurata per non essere stata abbastanza incisiva – ha annunciato i due capi d’imputazione in una conferenza stampa, sottolineando che minacciare la vita del presidente non sarà mai tollerato, a prescindere dall’identità dell’imputato.
La difesa e le crepe del caso giuridico
Se dal punto di vista politico l’incriminazione rappresenta una vittoria per Trump e il suo entourage, sul piano strettamente giuridico le cose appaiono molto più fragili. Gli avvocati di Comey hanno già annunciato l’intenzione di presentare istanze per far cadere le accuse, puntando il dito contro una presunta “persecuzione selettiva e vendicativa” da parte del Dipartimento di Giustizia. La strategia difensiva potrebbe avvalersi del Primo Emendamento, che tutela la libertà di espressione, anche quando questa assume toni politici aspri o metaforici; diversi esperti legali hanno infatti osservato che il messaggio cifrato delle conchiglie manca di quell’intento esplicito, diretto e credibile che la giurisprudenza americana richiede per configurare una minaccia di morte punibile.
In un video pubblicato su Substack, l’ex direttore dell’Fbi si è detto fiducioso sulla possibilità di essere scagionato in tribunale, dichiarandosi ancora innocente e affermando di non avere paura, pur lanciando un monito sullo stato di salute del Dipartimento di Giustizia. “Questo non è il modo in cui il dipartimento di Giustizia dovrebbe operare”, ha detto lasciando intendere che la sua battaglia sia anche istituzionale prima ancora che personale.




