Il rilascio di Andrea dopo l’arresto e il nodo delle perquisizioni
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Il fratello di re Carlo, Andrew Mountbatten-Windsor, ha fatto ritorno nella sua residenza provvisoria a Sandringham al termine di una detenzione che si è protratta per dodici ore, scandite da un interrogatorio serrato nella stazione di polizia di Aylsham, ma la sua posizione giuridica rimane tutt’altro che definita -1. Il provvedimento restrittivo, eseguito da agenti della Thames Valley giunti con un convoglio di sei auto prive di insegne nella tenuta reale e notificato al ministero degli Interni appena mezz’ora prima dell’operazione, si inserisce in quel filone d’inchiesta – emerso dai documenti desecretati su Jeffrey Epstein – che contesta all’ex principe il reato di cattiva condotta nell’esercizio di funzioni pubbliche, un abuso d’ufficio che sarebbe stato commesso, secondo l’ipotesi accusatoria, condividendo informazioni riservate con il finanziere quando ricopriva il ruolo di emissario commerciale del governo britannico -2-7.
Le residue operazioni investigative nelle proprietà reali
Mentre l’ex duca di York, che proprio nel giorno dell’arresto ha compiuto sessantasei anni, si è stabilito nell’alloggio messogli a disposizione dal sovrano dopo lo sfratto dalla Royal Lodge nel Berkshire, gli investigatori proseguiranno oggi le ricerche proprio in quest’ultima dimora, quella lussuosa residenza che è stato costretto a lasciare a causa dei riflessi del suo coinvolgimento con il giro di ragazze gestito da Epstein e che ora viene passata al setaccio -1-4. Le perquisizioni nell’abitazione di Sandringham, invece, risultano già concluse, ma il meccanismo del rilascio “sotto inchiesta” – una formula che non impone limitazioni alla libertà personale dell’indagato – lascia aperte diverse possibilità procedurali, potendo Andrea essere nuovamente arrestato qualora emergessero ulteriori elementi o semplicemente riconvocato per essere sottoposto ad altri colloqui -4.
La posizione assunta da re Carlo e le reazioni dall’estero
Re Carlo III, interpellato sullo sviluppo che ha gettato nuova luce sugli intrecci tra la monarchia e lo scandalo che ha travolto il finanziere americano, ha scelto una linea di netta distanza, limitandosi a dichiarare che “la giustizia deve fare il suo corso” e assicurando la propria collaborazione con le autorità inquirenti, senza aggiungere altro e lasciando che siano il Crown Prosecution Service e la polizia a determinare se le prove raccolte siano sufficienti per formulare un’incriminazione formale -2-9. Oltreoceano, il presidente Donald Trump – che ha ripreso le sue funzioni alla Casa Bianca – ha commentato l’accaduto esprimendo solidarietà al sovrano, definito “un uomo fantastico”, pur riconoscendo che quanto accaduto rappresenta un “male per la famiglia reale”, mentre annunciava che il fratello del re visiterà a breve gli Stati Uniti -2.
Le dichiarazioni della famiglia di Virginia Giuffre
A esprimere un composto ma fermo senso di rivendicazione è stata la famiglia di Virginia Giuffre, la vittima più nota di Epstein e Ghislaine Maxwell, colei che per prima accusò Andrea di abusi sessuali quando era ancora minorenne e che si è tolta la vita nell’aprile del 2025 nella sua proprietà in Australia occidentale -3-6. In una nota diffusa dopo la conclusione della lunga giornata di custodia, i congiunti della donna hanno ringraziato la Thames Valley Police per le indagini e per l’arresto, sottolineando come “i nostri cuori spezzati sono stati sollevati dalla notizia che nessuno è al di sopra della legge, nemmeno i reali” e aggiungendo, con una durezza che non lascia spazio a interpretazioni, che Andrew Mountbatten-Windsor “non è mai stato un principe” -3. Il riferimento corre a quella causa civile risolta nel 2022 con un accordo extragiudiziale milionario, in cui Andrea non ha mai ammesso le proprie responsabilità ma che ora, alla luce degli ultimi sviluppi penali, riacquista una rilevanza diversa, quasi fosse l’antefatto di questo epilogo giudiziario -9.




