L’arresto di Andrea Mountbatten-Windsor: l’accusa è di abuso d’ufficio, perquisizioni in corso tra Berkshire e Norfolk

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le autorità britanniche hanno proceduto nelle prime ore di questa mattina all’arresto di Andrea Mountbatten-Windsor, fratello di re Carlo III, privato ormai dello status di principe e di tutti i titoli onorifici nel corso degli ultimi mesi. La notizia, confermata dalla BBC e ripresa dall’agenzia Italpress, arriva proprio nel giorno in cui l’ex duca di York compie sessantasei anni: un compleanno, il suo, segnato dall’ingresso in custodia cautelare e dall’avvio di un procedimento giudiziario che si preannuncia complesso. Gli agenti del Thames Valley Police, la polizia della valle del Tamigi, hanno fatto irruzione nella residenza di Sandringham, nel Norfolk, dove Mountbatten-Windsor si era trasferito dopo aver lasciato la dimora di Windsor, e lo hanno prelevato per condurlo in una struttura di detenzione non ancora specificata. Le forze dell’ordine, nel rispetto delle linee guida nazionali che impongono riserbo sull’identità degli indagati, non hanno ufficialmente rilasciato il nome dell’uomo in stato di fermo, ma tutte le fonti giornalistiche concordano nell’indicare proprio nel sessantaseienne l’obiettivo dell’operazione. Contestualmente al fermo, gli inquirenti stanno eseguendo perquisizioni in due diverse proprietà riconducibili all’ex membro della royal family: una nel Berkshire e l’altra nel Norfolk, nel tentativo di acquisire documenti e materiali utili all’inchiesta.

La natura dell’accusa e il collegamento con i fascicoli su Epstein

Il capo d’imputazione, al centro del mandato di arresto, è quello di abuso d’ufficio, una fattispecie che nel diritto britannico assume contorni piuttosto ampi e che, nel caso specifico, si legherebbe alla presunta divulgazione di informazioni riservate. L’indagine, come reso noto già nelle scorse settimane dagli stessi investigatori, trae origine dall’analisi dei cosiddetti “Epstein files”, i documenti desecretati negli Stati Uniti che hanno riacceso i riflettori sulla fitta rete di relazioni del finanziere Jeffrey Epstein, morto suicida nel 2019 in attesa del processo per traffico di minori. Secondo quanto ricostruito, Mountbatten-Windsor, che tra il 2001 e il 2011 aveva ricoperto l’incarico di inviato speciale per il commercio internazionale del Regno Unito, avrebbe condiviso con Epstein materiale confidenziale proveniente da alcune missioni diplomatiche. Emergerebbe, nello specifico, la trasmissione di rapporti riguardanti viaggi ufficiali in Vietnam, Singapore e Cina, documenti che, per la loro natura, avrebbero dovuto rimanere riservati. L’accusa di abuso d’ufficio, va sottolineato, non riguarda direttamente le contestazioni di natura sessuale che avevano già travolto la figura del principe negli anni passati, ma si concentra esclusivamente sulla violazione dei doveri inerenti al suo ruolo pubblico. L’ex duca, va ricordato, ha sempre respinto con fermezza ogni addebito, dalle accuse di Virginia Giuffre — che lo chiamava in causa per rapporti avvenuti quando la donna era ancora minorenne — fino a queste ultime contestazioni legate alla gestione di documenti sensibili.

La reazione di Buckingham Palace e la posizione del sovrano

Dalle stanze di Buckingham Palace è giunto, nel corso della mattinata, un breve ma significativo comunicato: fonti vicine al sovrano riferiscono che re Carlo III, informato dell’accaduto, avrebbe dichiarato che «la giustizia deve seguire il suo corso». Una frase, questa, che suona come un netto distacco dalle vicende giudiziarie del fratello minore, con cui i rapporti, già logorati dallo scandalo, si erano ulteriormente raffreddati dopo la decisione del monarca di allontanare Andrea dagli impegni ufficiali e privarlo del Titolo di principe e dei relativi patronati. L’arresto di un membro della famiglia reale, peraltro in servizio come rappresentante del governo, rappresenta un evento senza precedenti nella storia recente della casa reale britannica e getta un’ombra ulteriore su un’istituzione che, già messa a dura prova da altre vicende interne, si trova ora a fare i conti con una procedura penale in corso. Gli ufficiali di polizia, nel frattempo, hanno iniziato a presidiare le aree circostanti le proprietà oggetto di perquisizione, mentre numerosi giornalisti e troupe televisive si sono radunati all’esterno della tenuta di Sandringham per seguire gli sviluppi.

Le indagini in corso e i dettagli sulla custodia cautelare

L’assistant chief constable Oliver Wright, responsabile delle operazioni, ha confermato in una nota stampa che la decisione di procedere all’arresto è maturata «a seguito di una valutazione approfondita» delle evidenze emerse, ed ha sottolineato la necessità di «proteggere l’integrità e l’obiettività dell’indagine» mentre si procede con gli accertamenti. Mountbatten-Windsor, come precisato dalla stessa polizia, rimane in stato di fermo e, secondo le procedure standard, potrebbe rimanere in custodia per un periodo limitato di tempo — solitamente non oltre le novantasei ore — prima che gli investigatori siano costretti a rilasciarlo o a formulare un’imputazione formale. La scelta di procedere con un arresto, in luogo di un semplice invito a presentarsi per un interrogatorio, lascia intendere come gli inquirenti ritengano sussistenti elementi di gravità indiziaria o, in alternativa, possano temere l’inquinamento delle prove. L’indagine, coordinata con altre forze di polizia tra cui il Norfolk Constabulary, si concentra ora sull’analisi del materiale sequestrato durante le perquisizioni. Resta da capire se, oltre a questi elementi, emergano connessioni con le altre piste investigative aperte, inclusa quella relativa alla presunta tratta di una giovane donna fatta giungere nel Regno Unito per incontrare l’ex principe, un filone al momento formalmente separato ma che affonda le radici nel medesimo humus delle rivelazioni contenute nei file statunitensi.

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