L’arresto e il mondo parallelo di Andrea Mountbatten-Windsor: «Pensa solo ai cavalli, non allo scandalo». E l’ex bodyguard rivela: «Scotland Yard mi disse "Puoi chiudere quella bocca?"»

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel giorno del suo sessantaseiesimo compleanno, un arresto che ha del clamoroso per la storia moderna della Corona Britannica: Andrea Mountbatten-Windsor, figlio della compianta Elisabetta II e fratello minore di re Carlo, è stato prelevato dalla polizia nella sua residenza di campagna a Sandringham con l’accusa di condotta illecita nell’esercizio di funzioni pubbliche -1. L’operazione, condotta da agenti della Thames Valley Police giunti a bordo di sei veicoli senza insegne, ha portato al fermo del principe per dodici ore, al termine delle quali è stato rilasciato ma resta formalmente indagato a piede libero -5. Il cuore dell’inchiesta, che si inserisce nel più vasto scandalo legato al finanziere Jeffrey Epstein, riguarda la presunta condivisione di informazioni riservate da parte di Andrea quando ricopriva il ruolo di emissario commerciale del governo di Sua Maestà; informazioni che sarebbero finite nelle mani del defunto faccendiere americano e del suo entourage, sollevando un polverone che ora minaccia di travolgere in modo definitivo ciò che resta dell’immagine pubblica del secondo figlio della Regina -1.

Mentre la bufera giudiziaria si abbatte su di lui, con perquisizioni in corso al Royal Lodge di Windsor e un disegno di legge che si prepara a rimuoverlo dalla linea di successione, il ritratto che emerge da chi gli vive accanto è quello di un uomo apparentemente estraneo alla gravità della propria situazione. Il biografo Robert Hardman, autore di volumi dedicati alla defunta sovrana e all’attuale monarca, ha raccolto le confidenze di chi frequenta la ristretta cerchia in cui Andrea si è ritirato -2. Sembra che il principe, lungi dal tormentarsi per gli sviluppi giudiziari o per il danno d’immagine arrecato alla Casa Reale, si crogioli in quello che viene definito un «mondo parallelo» fatto di lamentele quotidiane e preoccupazioni quantomai terrene. Secondo le fonti citate da Hardman, l’ex duca di York non avrebbe mai speso una parola sullo scandalo che lo travolge, apparendo invece assorbito da questioni logistiche di ben altro tenore, come la sistemazione dei propri cavalli o il parcheggio dell’auto -3. Una condotta, questa, descritta come scortese e distaccata, che stride con la gratitudine che ci si aspetterebbe da chi, come lui, dipende ancora economicamente dalle casse del sovrano -2.

A gettare ulteriore benzina sul fuoco di una narrazione già incandescente ci ha pensato Paul Page, ex membro della scorta reale in servizio tra la fine degli anni Novanta e i primi Duemila, le cui rivelazioni al Times hanno riacceso i riflettori sui presunti depistaggi e sulle zone d’ombra che avrebbero protetto per anni il secondogenito di Elisabetta -2. Page racconta di aver ricevuto lo scorso dicembre una lettera con il logo dell’anti-terrorismo di Scotland Yard, un invito formale, dal tono perentorio, a «ricordare gli obblighi di riservatezza». Un messaggio che l’ex bodyguard interpreta come un chiaro tentativo di zittirlo, una sorta di «puoi chiudere quella bocca?» camuffato da richiamo istituzionale. Il tema che si sarebbe voluto mettere a tacere riguardava il via vai di ospiti femminili all’epoca ospitate dal principe, un flusso costante di ragazze senza nome, le cui visite, stando al racconto di Page, avvenivano nel più totale spregio dei protocolli, tanto da costringere talvolta gli stessi agenti a fare da autisti o a ignorare quanto accadeva sotto i loro occhi -2. Scotland Yard, dal canto suo, replica seccamente smentendo qualsiasi tentativo di insabbiamento e definendo la comunicazione un semplice e formale promemoria sulla tutela della privacy, ma la coincidenza con l’attuale fase delle indagini appare quanto meno suggestiva.

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