Re Carlo sapeva degli affari segreti del fratello: le email che aprono un nuovo scandalo reale

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La mattina di giovedì scorso, quando agenti della Thames Valley Police si sono presentati alla tenuta di Sandringham per notificare un mandato d’arresto ad Andrea Mountbatten-Windsor, pochi avrebbero immaginato che le conseguenze di quell’operazione, condotta da funzionari giunti a bordo di sei vetture prive di insegne, si sarebbero intrecciate così strettamente con la figura del fratello maggiore, re Carlo III. Il fermo del sessantaseienne ex duca di York – che stando a ricostruzioni pubblicate dai tabloid avrebbe reagito invocando la propria discendenza, quasi fosse uno scudo contro l’azione della giustizia – ha riportato sotto i riflettori un reticolo di relazioni pericolose e transazioni finanziarie rimasto a lungo nell’ombra. E ora, a gettare benzina sul fuoco, arriva la rivelazione di una corrispondenza elettronica risalente al 2019 che proverebbe come il sovrano, all’epoca Principe di Galles, fosse stato ufficialmente messo al corrente delle frequentazioni e degli accordi riservati che il fratello intratteneva con l’uomo d’affari britannico David Rowland -3-7.

L’avvertimento ignorato e i legami con il finanziere

Secondo quanto ricostruito dal Mail on Sunday, a lanciare l’allarme fu un informatore interno, una persona che aveva accesso diretto ai dettagli delle attività imprenditoriali di Andrea e che decise di scrivere allo studio legale Farrer & Co, lo stesso che cura gli interessi di Buckingham Palace. Nell’agosto di sette anni fa, il whistleblower inviò una comunicazione indirizzata all’allora Principe Carlo, nella quale si denunciava quello che veniva descritto come un vero e proprio abuso del nome della famiglia reale da parte di Rowland, un finanziere dal passato controverso legato a doppio filo al secondo figlio della regina Elisabetta -3. Le email, che gli investigatori hanno ora acquisito e che costituiscono parte del fascicolo per l’accusa di abuso d’ufficio, contenevano dettagli piuttosto precisi sui rapporti economici tra i due, compresa la presunta richiesta, da parte di Rowland, di una licenza bancaria in Lussemburgo per il suo istituto, Banque Havilland, che sarebbe stata caldeggiata proprio grazie all’intercessione del principe -7.

Non si trattava soltanto di generiche attenzioni, ma di un intreccio consolidato che vedeva Rowland, spesso definito da Andrea stesso come il suo uomo di fiducia per le questioni economiche, partecipare a missioni ufficiali in Asia e nell’area dell’ex Unione Sovietica in qualità di emissario commerciale del governo britannico, un ruolo che il duca di York ricoprì per un intero decennio a cavallo tra il 2001 e il 2011 -2-3. Dalle carte emergerebbe la disponibilità di Andrea a condividere informazioni sensibili e opportunità d’affari con il finanziere, il quale peraltro – e questo è un dettaglio che gli investigatori stanno vagliando con attenzione – aveva già in passato elargito somme consistenti all’ex moglie del principe, Sarah Ferguson, per estinguere debiti personali, arrivando a coprire un prestito di un milione e mezzo di sterline direttamente intestato ad Andrea -3.

La posizione del re e le ripercussioni giudiziarie

Che il sovrano fosse a conoscenza di queste dinamiche, o quanto meno che ne fosse stato informato attraverso i suoi canali legali, è un elemento che modifica radicalmente la prospettiva sull’intera vicenda. Re Carlo, va ricordato, nei giorni immediatamente precedenti l’arresto del fratello aveva fatto sapere, tramite i suoi uffici, di essere disponibile a collaborare con la polizia fornendo qualsiasi informazione fosse ritenuta utile alle indagini, una mossa interpretata da molti osservatori come un tentativo di prendere le distanze dal parente e di proteggere l’istituzione monarchica da eventuali contraccolpi reputazionali -5. Dopo il fermo, la sua reazione è apparsa gelida e misurata: poche parole, «la giustizia faccia il suo corso», pronunciate con la consapevolezza che la vicenda giudiziaria potrebbe allungare ombre inquietanti perfino sui palazzi reali -2-5.

L’arresto, che ha portato Andrea a trascorrere circa dodici ore in stato di fermo prima di essere rilasciato – resta indagato e la sua posizione è al momento estremamente delicata – si basa proprio sul reato di misconduct in public office, una fattispecie che nel Regno Unito prevede pene severe, fino all’ergastolo, e che riguarda la violazione dei doveri connessi a una carica pubblica -3-6. Gli inquirenti stanno cercando di accertare se, effettivamente, il principe abbia divulgato documenti riservati o favorito interessi privati in cambio di benefici personali, approfittando del suo status di inviato speciale. In questo contesto, le email del 2019 assumono un rilievo probatorio notevole, perché dimostrerebbero non solo l’esistenza dei legami denunciati, ma anche una certa continuità nel comportamento di Andrea nonostante i campanelli d’allarme fossero già stati suonati.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.