Buckingham Palace sapeva da sei anni delle mail riservate di Andrea, lo rivelano i documenti del tribunale

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La notizia, destinata a riaccendere i riflettori – e non certo in modo benevolo – sulle dinamiche opache della monarchia britannica, arriva da un’analisi meticolosa di atti giudiziari citati dalla Bbc. A sei anni di distanza, emerge con chiarezza che Buckingham Palace era già in possesso, fin dal lontano 2020, di un ingente archivio digitale contenente trentamila e-mail. corriere +3

Questi messaggi, secondo quanto riportato, dimostrerebbero senza troppi margini di equivoco come Andrea Mountbatten-Windsor, all’epoca ancora nelle vesti di inviato commerciale del governo di Sua Maestà, stesse condividendo abitualmente informazioni coperte da segreto di Stato con i suoi contatti d’affari.

Il dossier, che rappresenta un vero e proprio grattacapo per la famiglia reale, fu materialmente recapitato al Lord Ciambellano, massima carica amministrativa della Casa Reale allora ricoperta da Lord Peel, da un anonimo contatto d’affari personale del fratello del sovrano. corriere +3

Un archivio di trentamila messaggi e il silenzio di Palazzo

La mole delle comunicazioni intercettate – e successivamente finite nelle mani della giustizia – è impressionante, e copre un periodo estremamente controverso delle attività finanziarie del principe, in particolare quelle legate ai suoi rapporti con la famiglia Rowland e la Banque Havilland (istituto poi finito sotto sanzioni sia da parte del Regno Unito che dell’Unione Europea).

Le sentenze dell’Alta Corte, che ora gettano una luce sinistra su quei fatti, sono chiare: una prima pronuncia dell’aprile 2021 conferma che una "copia dell'archivio" fu fornita al Lord Ciambellano nel maggio 2020. ilfattoquotidiano +3

Un successivo documento, datato giugno 2022, fa inoltre riferimento a una specifica e-mail del 10 luglio 2020, nella quale si attesta che il materiale era stato "consegnato a Buckingham Palace".

Davanti a queste evidenze, la residenza ufficiale del sovrano ha risposto con un secco "no comment", giustificando il silenzio con la necessità di non interferire nelle indagini in corso: "Poiché è in corso un’indagine di polizia riguardante il signor Mountbatten-Windsor, non è possibile rilasciare commenti su questi fatti", si è limitato a dichiarare un portavoce. mediaset +3

La genesi giudiziaria delle e-mail e il precedente del Tesoro

Come spesso accade in questi casi, la verità viene a galla quasi per caso, in seguito a dispute private degeneratesi fino a finire in tribunale.

Le e-mail, sottratte dall’account personale di un collaboratore del principe, sono emerse nel corso di una battaglia legale tra due uomini d’affari; una volta divenute pubbliche, sono state acquisite dall’autorità giudiziaria che le ha poi versate agli atti.

Non è la prima volta, del resto, che la condotta di Andrea durante il suo mandato di inviato commerciale viene passata al setaccio. corriere +3

Già nei mesi scorsi, un’inchiesta giornalistica aveva rivelato come il principe avesse richiesto un briefing riservato al ministero del Tesoro nel 2010, in piena crisi finanziaria islandese; un dossier, quello sui buchi neri del settore bancario di Reykjavík, che sarebbe poi stato prontamente rigirato a Jonathan Rowland, figura chiave in questa intricata vicenda di favori e porte girevoli.

Andrea, che ha sempre negato ogni addebito, continua a proclamarsi estraneo a qualsiasi forma di vantaggio personale illecito. ilmessaggero +3

L’ombra della Thames Valley e l’eredità di Elisabetta

Il tempismo di queste rivelazioni è particolare, se si considera che lo scorso febbraio la polizia della Thames Valley ha proceduto all’arresto di Mountbatten-Windsor con l’accusa di abuso d’ufficio; un gesto eclatante che ha spinto, solo sette giorni fa, le stesse forze dell’ordine a lanciare un appello pubblico affinché chiunque fosse in possesso di informazioni utili si facesse avanti.

Ciò che appare ormai acclarato, e che rappresenta un’eredità pesantissima per re Carlo, è che l’intera vicenda era nota ai vertici del Palazzo già durante il regno della defunta regina Elisabetta II. ilmessaggero +3

La scelta di non divulgare quei documenti sei anni fa, o di non intervenire con la stessa durezza mostrata in seguito dal fratello regnante (che gli ha revocato i titoli e i finanziamenti), getta ora un’ombra lunga sull’istituzione monarchica, costretta a difendersi dall’accusa, più grave di ogni altra, di aver tentato di insabbiare la condotta di un suo membro scomodo. ilmessaggero +3

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