L’arresto di Andrew Mountbatten-Windsor e l’accusa di aver passato documenti riservati a Jeffrey Epstein

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Le prime ore del mattino, nel giorno del suo sessantaseiesimo compleanno, hanno segnato un punto di svolta senza precedenti per Andrew Mountbatten-Windsor, fratello di re Carlo III, quando agenti della Thames Valley Police si sono presentati alla sua residenza di Sandringham, nella tenuta di proprietà del sovrano a Norfolk, per eseguire un mandato di arresto. Il fermo, avvenuto in un’operazione che ha visto anche l’impiego di veicoli civetta e personale in borghese, si inserisce nell’ambito di un’inchiesta per misconduct in public office, il reato di abuso d’ufficio che nel Regno Unito comporta una fattispecie giuridica ben precisa e particolarmente complessa -1-2-7. La polizia, che ha confermato ufficialmente la detenzione di un uomo di circa sessant’anni originario del Norfolk, sta attualmente procedendo con perquisizioni in diverse proprietà, inclusa quella nel Berkshire, nota come Royal Lodge, che fino a tempi recenti è stata la dimora ufficiale dell’ex duca di York -2-7. L’accusa, secondo le ricostruzioni fornite dalla BBC e da altre fonti internazionali, non riguarda direttamente le pregresse e note vicende legate ai presunti abusi sessuali, ma si concentra su un aspetto finora rimasto in secondo piano: la condivisione di informazioni riservate con il finanziere Jeffrey Epstein, deceduto in carcere in attesa del processo, durante il periodo in cui Mountbatten-Windsor ricopriva l’incarico di emissario speciale per il commercio e gli investimenti del governo di Londra, un ruolo ufficiale che ha ricoperto dal 2001 al 2011 -1-2-5.

Il ruolo di emissario commerciale e la natura delle rivelazioni

Il cuore dell’indagine, come emerso dall’analisi dei milioni di documenti desecretati dal Dipartimento di Giustizia statunitense lo scorso gennaio, risiede in uno scambio di corrispondenza che getta un’ombra inquietante sull’utilizzo delle prerogative legate a un incarico pubblico. Sembra, infatti, che Andrew Mountbatten-Windsor abbia inoltrato al finanziere pedofilo, con il quale intratteneva ancora rapporti ben oltre il 2010 nonostante le precedenti smentite, rapporti e relazioni riservati relative ad alcune sue missioni ufficiali in Asia, con particolare riferimento a viaggi compiuti in Vietnam, Singapore e Cina -2-4. In una delle email finite nel fascicolo investigativo, l’ex principe avrebbe trasmesso a Epstein informazioni su potenziali opportunità di investimento nel settore dell’oro e dell’uranio in Afghanistan, un passaggio che, alla luce delle linee guida governative per gli inviati speciali, violerebbe il dovere di riservatezza su dati sensibili, commerciali o politici acquisiti durante le visite di Stato -2. La documentazione, che include anche comunicazioni in cui si accenna alla ristrutturazione della Royal Bank of Scotland, all’epoca oggetto di un salvataggio pubblico da 45 miliardi di sterline, e a dinamiche interne all’azienda automobilistica Aston Martin, suggerisce un flusso di informazioni ben più strutturato di una semplice corrispondenza personale -4. Gli inquirenti stanno ora vagliando l’ipotesi che l’ex rappresentante commerciale abbia agito con la consapevolezza dell’illiceità del suo comportamento, un elemento, questo della wilful misconduct, che costituisce la pietra angolare per la configurazione del reato di abuso d’ufficio, la cui prova in giudizio richiede un livello di gravità tale da costituire un vero e proprio tradimento della fiducia pubblica riposta nell’ufficio ricoperto -3-8.

Le reazioni istituzionali e la posizione della corona

A poche ore dall’arresto, una nota ufficiale diffusa da Buckingham Palace ha riportato le parole di re Carlo III, il quale ha dichiarato di aver appreso “con la più profonda preoccupazione” la notizia riguardante Andrew Mountbatten-Windsor, sottolineando con fermezza come “la legge deve seguere il suo corso” -1-7-10. Il sovrano, che lo scorso ottobre aveva già allontanato il fratello dalle residenze reali e gli aveva revocato i titoli onorifici e i ruoli militari, un’azione volta a prendere le distanze da una figura ormai ingombrante per l’istituzione, ha ora espresso il suo “pieno e sincero sostegno e cooperazione” alle forze di polizia, astenendosi da ulteriori commenti per non interferire con il procedimento in corso -1-5. Questa presa di posizione, che riecheggia quella espressa dal primo ministro Keir Starmer, il quale ha voluto ribadire il principio per cui nessuno può porsi al di sopra della legge, arriva in un momento di particolare turbolenza per l’establishment britannico, già scosso dalle rivelazioni che hanno coinvolto figure di spicco della politica come Peter Mandelson, l’ex ambasciatore a Washington, finito a sua volta nel mirino della giustizia per vicende analoghe legate al medesimo fascicolo Epstein -10. La scelta del monarca di non intervenire e di lasciare che la giustizia proceda “nel modo solito”, per usare le parole del Ministro della Giustizia, rappresenta un tentativo di tracciare un confine netto tra le istituzioni e le vicende personali del fratello, la cui permanenza in custodia cautelare, al momento, non prevede alcun trattamento di favore, come confermato da fonti vicine alle forze dell’ordine -7-10.

I risvolti giudiziari e lo sviluppo delle indagini

L’inchiesta, ora formalmente aperta e affidata alla Thames Valley Police con il supporto della polizia del Norfolk, si trova nella fase cruciale degli interrogatori e delle perquisizioni, finalizzate ad acquisire materiale informatico, documenti cartacei e ogni altra evidenza utile a corroborare il quadro accusatorio -7. L’assistant chief constable Oliver Wright, in una dichiarazione pubblica, ha sottolineato l’importanza di preservare l’integrità e l’obiettività delle indagini, consapevole del notevole interesse pubblico che circonda il caso e della necessità di evitare qualsiasi pregiudizio per il successivo procedimento giudiziario -2-10. Non si tratta, è bene ribadirlo, di un’accusa relativa ai reati sessuali per i quali Mountbatten-Windsor era già stato citato in giudizio civile, vicenda quest’ultima risolta nel 2022 con un accordo extragiudiziale con Virginia Giuffre, una delle vittime di Epstein, che lo accusava di aver abusato di lei quando era minorenne -2-6. Il reato contestato, la misconduct in public office, punibile con la pena dell’ergastolo, richiede per la sua integrazione la dimostrazione che l’ufficiale pubblico abbia agito con dolo o con colpa grave, determinando un pregiudizio per l’interesse pubblico o un abuso della fiducia di cui godeva in virtù del suo ruolo -3-8. La polizia, nel rispetto delle rigide normative britanniche che limitano la pubblicazione di dettagli prima di un potenziale processo per non influenzare la giuria, mantiene un riserbo assoluto sui contenuti specifici degli elementi raccolti, limitandosi a confermare che l’uomo, il cui nome non viene ufficialmente divulgato in ottemperanza alle linee guida nazionali, rimane in stato di fermo -2-10.

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