Il business dei falsi soccorsi in Himalaya: guide, medici e piloti nell’ingranaggio della truffa da 20 milioni
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Redazione Esteri
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Il fascino dell’Everest, si sa, ha sempre attratto due categorie di persone: gli alpinisti veri, pronti a sfidare i propri limiti, e quelli che la montagna la vogliono solo “timbrare”, magari senza averne le gambe o i polmoni. Proprio su questi ultimi – e sulla loro disperazione, spesso amplificata ad arte – si sarebbe costruita una delle frodi assicurative più audaci degli ultimi anni. Le autorità nepalesi, al termine di un’indagine durata mesi, hanno formalizzato lo scorso 12 marzo un’accusa pesante nei confronti di 32 persone, tutte coinvolte a vario titolo nel sistema di soccorso in alta quota. Tra loro figurano gestori di compagnie di elicotteri, medici di ospedali privati situati alle falde della montagna e amministratori delle stesse strutture sanitarie. Il capo d’imputazione, per la polizia di Kathmandu, è duplice: reati contro lo Stato e associazione a delinquere di stampo transnazionale.
Il meccanismo perverso: alpinisti avvelenati e chiamate di soccorso fasulle
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, il modus operandi era tanto semplice quanto spregiudicato. Alcune guide sherpa, quelle che accompagnano i facoltosi clienti stranieri (spignattandoli su e giù per i campi base), avrebbero somministrato loro sostanze tossiche a loro insaputa. Non dosi letali, s’intende, ma abbastanza potenti da scatenare sintomi improvvisi come vomito, vertigini e stato confusionale – un quadro clinico che, a oltre 5.000 metri di altitudine, può facilmente essere scambiato per un edema polmonare o cerebrale. A quel punto scattava la seconda fase della messinscena: la richiesta di evacuazione d’emergenza via elicottero. E qui entrava in gioco l’anello successivo della catena, quello dei piloti compiacenti e dei medici collusi, pronti a certificare il “grave pericolo di vita” senza troppe domande.
Numeri da capogiro e un’indagine partita dai rimborsi
La portata del fenomeno, stando ai dati diffusi dalla polizia nepalese, è impressionante. Le vittime accertate di questo meccanismo fraudolento sarebbero almeno 5.000, quasi tutte turisti stranieri – statunitensi, europei e cinesi in testa – caduti nella trappola senza mai sospettare nulla. Il giro d’affari complessivo si aggirerebbe intorno ai 20 milioni di euro, soldi che le compagnie assicuratrici hanno regolarmente versato per coprire i costi dei “soccorsi” (ogni volo in elicottero può costare tra i 5.000 e i 15.000 dollari). L’indagine è partita da un semplice sospetto: alcuni rimborsi presentavano documentazione medica quasi identica per pazienti diversi, mentre i tempi di intervento dei velivoli risultavano inspiegabilmente rapidi anche in condizioni meteorologiche avverse.
Elicotteri fantasma e ospedali complici: la regia occulta
Non solo. Gli investigatori hanno scoperto che alcune richieste di soccorso erano state inoltrate per escursionisti che, in realtà, non avevano mai messo piede oltre i 4.000 metri. In quei casi, la frode si realizzava interamente sulla carta: un finto incidente, una finta evacuazione, una vera fattura. Per questo la stampa locale ha cominciato a parlare di “elicotteri fantasma”. I medici coinvolti, invece, avevano un ruolo preciso: gonfiare le diagnosi nei referti, trasformando un banale mal di montagna in un’emergenza respiratoria o cardiaca. Degli ospedali privati, infine, si dice che abbiano incassato parcelle maggiorate per ricoveri mai avvenuti o per esami del tutto superflui. La regia, secondo l’accusa, faceva capo a un ristretto gruppo di intermediari nepalesi, mai finora sotto i riflettori.
Il contesto giudiziario e la reazione delle autorità nepalesi
Gli atti d’accusa, depositati presso il tribunale distrettuale di Kathmandu, contestano a ciascuno degli indagati ruoli precisi all’interno di quella che la polizia definisce una “struttura criminale organizzata”. Nessuno di loro, al momento, è stato arrestato: le notifiche sono in fase di consegna, e alcuni dei nomi sarebbero già risultati irreperibili. Le autorità nepalesi hanno comunque avviato un’ispezione straordinaria su tutte le licenze di volo turistico rilasciate negli ultimi cinque anni, così come sui protocolli di evacuazione medica in alta quota. Non si esclude, hanno fatto sapere fonti investigative, che il numero degli indagati possa aumentare nelle prossime settimane. Intanto, l’intero sistema dei soccorsi in Himalaya – un settore che muove decine di milioni di dollari all’anno – è finito sotto una lente d’ingrandimento senza precedenti.




