Sonia Bottacchiari scomparsa con i figli, l’escursionista che dice di averli visti. Ma il sostituto procuratore non modifica l’ipotesi di reato
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Redazione Interno
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Le ricerche, che ormai si trascinano da giorni nell’area del Tarcentino, non hanno ancora fornito risposte concrete sul destino di Sonia Bottacchiari e dei suoi due figli, Nishanta e Joshua, scomparsi assieme ai quattro cani di famiglia. Dopo il ritrovamento della loro automobile, avvenuto nei pressi di un parcheggio nei dintorni di Udine, gli investigatori hanno concentrato i loro sforzi su una pista che, almeno apparentemente, sembra offrire un barlume di concretezza: la testimonianza rilasciata da un escursionista, il quale sostiene di averli incrociati in una località montana della regione. I mezzi aerei, quindi un elicottero dei vigili del fuoco decollato dalla base di Venezia, hanno sorvolato la zona indicata dalla soffiata, scandagliando il terreno boschivo che caratterizza quelle valli; le squadre a piedi, composte da ottanta unità tra protezione civile, soccorso alpino e forze dell’ordine, hanno battuto i sentieri senza però riportare alcuna novità.
Il giallo della telefonata al padre e il campeggio “fantasma”
L’ultimo contatto certo con l’esterno risale alla sera del 20 aprile, quando i ragazzi avrebbero chiamato il padre, Yuri Groppi, per avvertirlo che stavano raggiungendo una struttura ricettiva situata a Gemona. Tuttavia, da una verifica effettuata successivamente dai carabinieri, è emerso che quella prenotazione non solo non risultava a nome della donna, ma che i tre non si sarebbero mai presentati in quella località. Una circostanza, questa, che ha trasformato un’ordinaria vacanza in un allontanamento carico di punti interrogativi. I dispositivi mobili dei tre, spenti ormai da diverso tempo, aggiornano l’ultima cella telefonica agganciata dai ripetitori nelle ore notturne tra il 21 e il 22 aprile, esattamente nell’area dove poi è stata trovata l’autovettura abbandonata. A raccontare la routine interrotta dal silenzio è l’amica della sedicenne Nishanta: la sua compagna di scuola, interpellata dalle agenzie di stampa, ha rivelato che ricevette un messaggio dalla ragazza il giorno stesso della scomparsa, nel quale le chiedeva informazioni su una verifica sostenuta in classe -4; la risposta arrivò soltanto il giorno dopo, ma non è mai stata visualizzata. Da quel momento, spunte grigie e un silenzio irreversibile.
I cinque punti fermi di una scomparsa preparata
Dagli accertamenti svolti dalla Procura di Piacenza – competente territorialmente in quanto luogo di residenza della famiglia – emergono diversi particolari che dipingono la vicenda come una scelta meditata piuttosto che come un incidente improvviso. Il primo indizio riguarda la vita lavorativa della madre: la donna si sarebbe licenziata volontariamente da una delle sue occupazioni, ritirando una liquidazione di circa cinquemila euro. Il secondo è la merce rinvenuta o presunta a bordo del veicolo, comprendente walkie talkie, lenze da pesca e sale grosso, un materiale utilizzato solitamente per attirare la selvaggina; un equipaggiamento che parla il linguaggio della sopravvivenza. Il terzo elemento chiama in causa il nome di un possibile assistente: "Osvaldo", o "un certo O", come riferito dal padre dei ragazzi, una persona che la famiglia avrebbe conosciuto durante una precedente vacanza in Friuli. Infine, la fascinazione per il survivalismo e la pratica del buddismo, religione che Sonia seguiva, indicano una predisposizione all’isolamento volontario, dettato forse dalla paura delle conseguenze dei conflitti globali. Le ricerche, va notato, si sono estese anche oltre il confine sloveno, vista la vicinanza di Tarcento ai Balcani, ipotizzando l’eventualità di uno spostamento transfrontaliero.
Il fronte giudiziario: per ora resta la sottrazione di minori
Sul piano strettamente legale, l’inchiesta al momento procede con l’ipotesi di reato di sottrazione di minori, un reato che consente margini operativi definiti. Nelle ultime ore, alcuni ambienti investigativi avevano ventilato la possibilità di un aggravamento del capo d’imputazione verso la fattispecie del sequestro di persona – più elastica perché permetterebbe di estendere le intercettazioni e gli accertamenti bancari a ritroso fino a ventiquattro mesi – ma la variazione normativa, al momento, non risulta essere stata formalizzata dal magistrato titolare del fascicolo. La quantitá di segnalazioni arrivate ai carabinieri, circa una ventina, è stata ridotta al setaccio, ma quella rilasciata dall’escursionista rimane l’unica ritenuta verosimile. La macchina dei soccorsi, quindi, batte ancora il territorio in un’area compresa tra i comuni di Tarcento e Lusevera; le speranze di ritrovarli sani e salvi, sebbene offuscate dal lungo lasso di tempo trascorso, non sono state ufficialmente archiviate.




