Carlo Calenda attacca Trump dopo il vertice di pace: “Burattino di Putin”
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Redazione Esteri
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L’attacco frontale, lanciato sulla piattaforma X, non ammette mezzi termini. Carlo Calenda, leader di Azione, ha definito il presidente degli Stati Uniti Donald Trump un “burattino” di Vladimir Putin, a poche ore dalla conclusione dell’incontro per la pace tra Russia e Ucraina. Le parole di Calenda, che suonano come una fredda accusa di subordinazione agli interessi del Cremlino, sono scattate dopo una dichiarazione di Trump in cui questi giudicava “molto generoso”, a suo dire, l’approccio del leader russo nei confronti degli ucraini. Una valutazione che, nel contesto di un conflitto ancora lontano dalla risoluzione, ha spinto l’esponente politico italiano a una reazione durissima, tesa a squarciare il velo su quelle che, a suo giudizio, sarebbero le pericolose connivenze che minano la stabilità atlantica.
Le radici ideologiche di una frattura
L’episodio, per quanto aspro, non è isolato, ma si inserisce in una cornice più ampia di tensioni strategiche. Un elemento, infatti, sembra caratterizzare l’azione di Trump all’inizio del 2026: una costruzione ideologica fondata su un appello ai nazionalismi sovranisti, i quali sono spronati a prendere le distanze da un’Europa dipinta come debole e in declino. Questo sentimento, che si traduce in una forma di isolazionismo protezionista o, al contrario, in un globalismo che ignora confini e regole comuni, alimenta una narrazione che mette sotto accesa l’identità stessa del progetto europeo. È in questo humus che attecchiscono, secondo l’analisi di Calenda, le affermazioni che tendono a legittimare le posizioni di Mosca, creando una frattura profonda all’interno dell’Occidente.
Le conseguenze economiche della pressione geopolitica
La posta in gioco, del resto, non è soltanto politica. La doppia pressione esercitata sulle principali economie dell’Unione, strette tra squilibri commerciali e la concorrenza di attori globali, rischia di innescare un doloroso aggiustamento. Germania, Francia e Italia, per citarne alcune, si trovano di fronte a un bivio dalle conseguenze inevitabili: assorbire gli shock che verranno attraverso un aumento del debito pubblico oppure affrontare un incremento della disoccupazione. Si tratta di scelte difficili, che nessun governo europeo potrà eludere e che, come dimostrano alcuni dati recenti, sono già parzialmente visibili all’orizzonte. L’Europa, insomma, paga il prezzo di una posizione sempre più incerta nello scacchiere internazionale.
L’intreccio delle alleanze anti-sistema
In questo quadro, l’ombra della Russia si proietta ben oltre i confini dell’Ucraina. L’alfabeto della politica internazionale sembra riscritto attraverso un vocabolario di divisioni, dove i confini tornano a essere barriere e i nemici vengono designati con precisione. Una ragnatela di influenze, secondo diverse ricostruzioni, tende a mettere in sintonia forze politiche come l’AfD tedesca, il Rassemblement National francese e la Lega italiana con gli orientamenti che provengono dagli Stati Uniti, un tempo avversario strategico di Mosca e oggi, per alcuni versi, visto come un alleato utile per indebolire la coesione europea. È in questo groviglio di interessi che, secondo l’analisi di Calenda, si annida il pericolo maggiore per la sicurezza continentale.




