Il pomeriggio nero dell’intelligenza artificiale: down simultaneo per ChatGPT, Grok, Gemini e Claude
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Non è stata una giornata qualunque per i chatbot e gli assistenti digitali che, ormai da diversi anni, popolano le scrivanie virtuali di milioni di utenti in tutto il mondo. Nel pomeriggio di giovedì 3 settembre, un blackout tecnologico ha messo in ginocchio le principali piattaforme di intelligenza artificiale generativa, gettando nel caos professionisti, studenti e curiosi che, quotidianamente, fanno affidamento su questi strumenti per le attività più disparate.
I primi segnali di un malfunzionamento generalizzato, a quanto si apprende dal sito specializzato Downdetector, sono emersi intorno alle ore 15 e, per diverse ore, la situazione è rimasta in bilico tra l'incertezza e la crescente preoccupazione degli utenti.
Un picco di segnalazioni senza precedenti
La portata del disservizio è apparsa subito chiara scorrendo i grafici delle segnalazioni: per ChatGPT, il numero di utenti che hanno denunciato l'impossibilità di accedere al servizio è schizzato da circa 5.000 a oltre 22.000 nell'arco di appena dieci minuti, un incremento vertiginoso che ha immediatamente fatto scattare l'allarme.
Contemporaneamente, anche altri big del settore come Grok, il chatbot di xAI, e Claude, l'assistente sviluppato da Anthropic, mostravano segni di cedimento, mentre Gemini, il modello di Google, sebbene in difficoltà, sembrava reggere meglio l'urto grazie all'infrastruttura proprietaria basata su TPU.
L'alert, come spesso accade in questi casi, non si è limitato ai confini nazionali: il fenomeno ha assunto una dimensione globale, coinvolgendo gli Stati Uniti, l'Australia, la Francia e gran parte dell'America meridionale, a testimonianza di un'interruzione che non conosceva barriere geografiche o fusi orari.
L'ipotesi di Charles Hoskinson e il silenzio dei colossi cloud
Quello che ha reso l'episodio particolarmente singolare, agli occhi degli addetti ai lavori, è stata la concomitanza temporale dei guasti. Tre laboratori concorrenti, che solitamente competono ferocemente sul mercato dell'AI, hanno accusato problemi in una finestra di circa 90 minuti, senza che nessuno dei principali fornitori di servizi cloud, come Amazon Web Services, Google Cloud o Microsoft Azure, dichiarasse ufficialmente un guasto alle proprie infrastrutture.
Questa circostanza ha alimentato le speculazioni più diverse, e a gettare benzina sul fuoco ci ha pensato Charles Hoskinson, il fondatore di Cardano, il quale ha avanzato una teoria che punta il dito contro l'azione coordinata di uno stato nazionale. Hoskinson, del resto, ha sottolineato come Gemini rappresentasse l'unica eccezione, probabilmente perché, a differenza degli altri, si appoggia su chip TPU progettati internamente da Google, una peculiarità che potrebbe averlo schermato dal collasso generale.
Il rientro graduale e il ripristino ufficiale di OpenAI
Con il passare delle ore, e dopo un pomeriggio di vera e propria paralisi digitale, la situazione ha cominciato a mostrare i primi segnali di miglioramento. Intorno alle 21:30, i picchi di segnalazioni su Downdetector hanno registrato una flessione decisa, avvicinandosi gradualmente ai livelli di normalità, e per ChatGPT il flusso di lamentele è tornato a essere quello abituale.
La conferma del rientro in funzione è arrivata anche dalla pagina ufficiale di stato di OpenAI, dove i tecnici hanno dichiarato concluso il disservizio, assicurando che tutti i servizi interessati erano stati completamente ripristinati e che il chatbot aveva ripreso a rispondere regolarmente agli input degli utenti, chiudendo così un capitolo di instabilità che, per molte ore, ha messo a dura prova la resilienza del settore.
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