Graziano Mesina, l’ultimo viaggio dell’ex bandito: i funerali a Orgosolo il 15 aprile

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Redazione Interno Redazione Interno   -   «Buongiorno, sono Graziano Mesina». Con questa frase, semplice e diretta, si apriva l’intervista che Marisa Fumagalli gli fece per la Domenica del Corriere il 25 giugno 1983. Quarant’anni dopo, quella voce si è spenta per sempre: Mesina è morto ieri a 83 anni nel reparto di Oncologia dell’ospedale San Paolo di Milano, dove era stato trasferito dopo la scarcerazione dal carcere di Opera, ottenuta grazie alle sue precarie condizioni di salute.

La salma, come confermato dai familiari, farà ritorno in Sardegna martedì. Dopo l’arrivo all’aeroporto di Olbia, il feretro raggiungerà Orgosolo, il paese che lo vide nascere e diventare una leggenda, prima come bandito e poi come simbolo di una certa resistenza. I funerali si terranno il 15 aprile nella chiesa parrocchiale, presumibilmente nel pomeriggio, anche se l’orario esatto è ancora in attesa di conferma da parte del parroco Salvatore Goddi.

Nell’intervista del 1983, Mesina si presentava come un uomo consapevole del proprio passato, ma anche bisognoso di comprensione. «Sono un incompreso», disse, «che ha ucciso per vendetta e rapito per sopravvivere». Eppure, dietro quell’immagine pubblica di fuorilegge, c’era anche un uomo che parlava di una «fidanzata segreta», quasi a voler mostrare un lato più intimo, lontano dai riflettori della cronaca.

La sua morte riaccende i riflettori su una figura controversa, che ha diviso l’opinione pubblica sarda. Se da un lato c’è chi lo ricorda come un bandito spietato, dall’altro c’è chi continua a vederlo come un ribelle, quasi un eroe popolare. I giornali locali, come spesso accade, hanno oscillato tra toni celebrativi e cronache più critiche, cercando di bilanciare il racconto tra le sue gesta criminali e il mito che lo ha circondato.

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