Squid Game 3: il finale inaspettato, la morte di Gi-Hun e il cameo che cambia tutto
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La terza stagione di Squid Game, disponibile su Netflix, chiude la parabola della serie coreana con un epilogo che non tradisce le aspettative: violenza, colpi di scena e una riflessione cruda sull’umanità. Se nelle prime due stagioni i giochi mortali si concludevano con un sopravvissuto, questa volta la sorte ha riservato un destino diverso al protagonista Seong Gi-Hun, travolto da una dinamica narrativa che ribalta ogni previsione. La morte di 455 partecipanti, incluso il personaggio principale, segna una rottura netta con gli schemi tradizionali, lasciando spazio a interrogativi sul futuro della saga.
Durante l’evento di lancio romano organizzato da Netflix, l’atmosfera era un mix di spettacolarità e meticolosa promozione, con influencer e cosplayer che riempivano gli spazi di un museo trasformato in tributo alla serie. Tra costumi verdi e maschere geometriche, però, emergeva una sensazione di straniamento: lo show, nato come denuncia sociale, sembrava ormai divorato dalla sua stessa iconografia.
Il regista, in un’intervista recente, ha ammesso che la morte di Gi-Hun non era prevista nel progetto iniziale. Una scelta dettata da esigenze narrative, forse, o da un bisogno di sorprendere il pubblico dopo un finale già carico di tensione. Quel che è certo è che il ruolo ambiguo del Front Man e l’arrivo di un cameo inatteso nell’ultima scena — un volto noto, che non anticipiamo — hanno aperto nuove possibilità per l’universo di Squid Game.




