Abodi e Scaroni: il nuovo stadio di Milano è una svolta per la città e per il calcio italiano
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Redazione Sport
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La costruzione di un nuovo stadio a Milano, che sostituirà la storica ma ormai inadeguata struttura di San Siro, si configura sempre più non solo come un progetto immobiliare, bensì come un’operazione strategica per rilanciare l’intero sistema calcistico nazionale. A confermarlo, con parole che vanno al di là del consueto sostegno di circostanza, è stato il ministro dello Sport Andrea Abodi, il quale, intervenendo a margine di un evento, ha definito l’iniziativa "una grande opportunità per la città e per il calcio italiano in generale". Secondo il ministro, l’opera, la quale darà un nuovo impulso al settore, si inserisce in un contesto più ampio di interventi governativi, i quali, ha sottolineato, "per la prima volta in questi trent’anni" stanno affrontando in modo organico le carenze infrastrutturali del Paese. "Quello che stiamo facendo con il commissario e con il portafoglio di strumenti finanziari che metteremo a disposizione dei promotori delle iniziative e anche delle amministrazioni comunali – ha aggiunto Abodi – rappresenta una progettualità che va molto oltre Euro 2032 e il nuovo San Siro sarà uno degli emblemi".
Il sostegno di RedBird e la visione di Scaroni
Sul fronte dei club, la spinta propulsiva arriva con forza da Paolo Scaroni, presidente del Milan, il quale ha ribadito la centralità dell’opera per il futuro della società e dell’intera metropoli. Scaroni, nel corso di un’intervista, ha evidenziato come Milano abbia il diritto di dotarsi di un impianto all’altezza delle altre grandi capitali europee del calcio, arrivando a ipotizzare che la nuova arena potrebbe persino superare, per modernità e funzionalità, quelle di club del calibro del Bayern Monaco e del Paris Saint-Germain. A garantire solidità all’ambizioso progetto, che vede le due società di Milano collaborare, è il supporto del proprietario, RedBird, la quale, stando alle parole del presidente rossonero, "è equipaggiata per questi investimenti". Un supporto, questo, che ha permesso di superare le lunghe e intricate fasi preliminari, durate "cinque o sei anni", e di approdare a una concreta progettualità.
L’inadeguatezza di San Siro e il gap con l’estero
Le motivazioni che rendono impellente la realizzazione di un nuovo stadio trovano una loro conferma, peraltro, in un dato di fatto oggettivo e imbarazzante: l’esclusione dello stadio Meazza dall’elenco degli impianti che ospiteranno le partite di Euro 2032, assegnato all’Italia insieme alla Turchia. Tale esclusione, come ha rimarcato lo stesso Scaroni in un’altra occasione, è diretta conseguenza della mancanza di infrastrutture adeguate agli standard internazionali, un limite che finisce per riflettersi negamente sull’intero movimento. Il presidente milanista, del resto, non ha mancato di tracciare un parallelo con la Premier League inglese, constatando un ritardo strutturale che influisce anche sul mercato: "Siamo indietro rispetto alla Premier. Quando nasce un talento, spesso sceglie l’Inghilterra perché lì viene pagato molto di più".
Un’eredità che guarda al futuro
Il dibattito, com’è naturale, coinvolge anche il destino del vecchio e glorioso San Siro, un luogo carico di memorie ma ormai anacronistico. Su questo punto, il ministro Abodi ha offerto una chiave di lettura che cerca di coniugare il rispetto per la storia con le esigenze del progresso, affermando che "la storia debba trovare una sua prospettiva in un futuro che sia a misura dell’interesse di chi deve vivere il nostro futuro". Si delinea, in tal modo, un percorso che mira a trasformare una necessità infrastrutturale in un simbolo di rinnovamento, un’operazione nella quale la collaborazione tra istituzioni, privati e società sportive appare, almeno nelle intenzioni dichiarate, più salda che in passato.




