Ivan Rakitic, quella mano innocente che non ha portato fortuna: per l'Atalanta sorteggio amaro, pescato il Bayern Monaco. In Europa League è derby Roma-Bologna, sorride solo la Fiorentina

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Redazione Sport Redazione Sport   -   C’era una volta un ragazzo che a Berlino, quella notte del 6 giugno 2015, spalancò le porte del paradiso al Barcellona segnando il primo gol nella finale di Champions League vinta contro la Juventus. Quel ragazzo, Ivan Rakitic, classe 1988, dopo una carriera scintillante e due Europa League conquistate con il Siviglia, aveva appeso gli scarpini al chiodo l’estate scorsa per intraprendere la nuova vita da dirigente sportivo all’Hajduk Spalato. E proprio a lui, in qualità di testimonial del sorteggio, la Uefa ha affidato le sorti delle italiane nelle coppe, chiedendo alle sue mani di estrarre le palline dall’urna di Nyon. Una scelta, quella di designare l’ex centrocampista croato, che per le nostre rappresentanti non si è rivelata per nulla benevola: se per la Fiorentina, impegnata in Conference League, il destino ha disegnato un cammino apparentemente agevole, per l’Atalanta l’esito della cerimonia ha assunto i contorni di una vera e propria tagliola.

Per la Dea di Gian Piero Gasperini, reduce dall’impresa tennistica contro il Borussia Dortmund, il sorteggio degli ottavi di finale della massima competizione continentale non poteva riservare un esito più indigesto. Il regolamento, si sa, è una gabbia ferrea, e per i nerazzurri, dato il piazzamento ottenuto nella fase campionato, le alternative erano circoscritte a due sole, entrambe di caratura assoluta: l’Arsenal o, appunto, il Bayern Monaco. E dal momento in cui Rakitic ha pescato il nome dei bavaresi, a Zingonia deve essere calato il gelo. Perché i tedeschi, nonostante un avvio di stagione non esente da qualche ombra e qualche scivolone in Bundesliga, rappresentano forse l’avversario più ostico sulla piazza, una corazzata abituata a giocare il finale di stagione per vincerlo, forte di una tradizione e di un pedigree che incutono timore. Il direttore generale Umberto Marino, interpellato a caldo, ha cercato di gettare acqua sul fuoco, parlando di voler rendere la vita difficile ai giganti bavaresi con il coraggio e la spinta del pubblico di Bergamo, ma la sostanza non cambia: sarà una sfida durissima, resa ancora più affascinante dal fatto che le due squadre non si sono mai incrociate in competizioni ufficiali. Un inedito assoluto che andrà in scena con l’andata al Gewiss Stadium tra il 10 e l’11 marzo e il ritorno in terra teutonica la settimana successiva, il 17 o il 18 dello stesso mese.

Un derby italiano che sa di beffa, mentre la Fiorentina viaggia verso la Polonia

Se in Champions League il destino è stato severo, in Europa League la cornice del sorteggio ha disegnato uno scenario decisamente anomalo, destinato ad alimentare polemiche e malumori. La Roma, reduce da un percorso altalenante, e il Bologna, alla sua prima esperienza europea dopo anni di assenza, si troveranno di fatto a giocare un derby italiano in una competizione che avrebbe dovuto regalare loro scenari internazionali. Un confronto che nessuno dei due club, verosimilmente, avrebbe voluto affrontare così presto, anche perché la posta in palio è alta e la conoscenza reciproca, maturata in campionato, rischia di trasformare la doppia sfida in una guerra di nervi oltre che di gambe. L’urna di Nyon, insomma, non è stata clemente né con i giallorossi né con i felsinei, obbligandoli a eliminarsi a vicenda in quello che si preannuncia come un confronto tattico e psicologico complesso.

Ben altro umore, invece, in casa Fiorentina. La squadra viola, ormai abituata a calcare i palcoscenici della Conference League dove ha sfiorato il trionfo nelle ultime due edizioni, ha pescato i polacchi del Rakow Częstochowa. Un avversario sulla carta abbordabile, che permette a Raffaele Palladino di sognare un altro cammino lungo e possibilmente trionfale in una competizione che ormai i tifosi viola sentono quasi come un ossigeno vitale. Le mani di Rakitic, dunque, hanno distribuito sorte con il contagocce: amaro il boccone per l’Atalanta, beffardo per Roma e Bologna, dolcissimo per la Fiorentina.

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