Il 5G vero è un sogno, l'Italia resta indietro mentre Cina e Usa guardano già al 6G
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Redazione Economia
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Sui nostri telefoni compare, ormai con una certa frequenza, la sigla 5G, una promessa di connessione ultraveloce che, tuttavia, nasconde una realtà ben diversa da quella che il nome lascerebbe intendere. Quella a cui abbiamo accesso, infatti, non è la quinta generazione mobile nella sua forma pura, bensì una versione potenziata del 4G, un'evoluzione che, seppur apprezzabile, non rappresenta il salto tecnologico rivoluzionario atteso. A sottolineare questo divario, che non è solo una questione italiana ma un ritardo strutturale dell'intero continente, è stato Andrea Missori, presidente e amministratore delegato di Ericsson Italia, dal palco dell'evento Imagine Italy, Changing the Game. Le sue parole, supportate da dati incontrovertibili, hanno dipinto un quadro in cui l'Europa fatica a tenere il passo: "Il 90% del traffico 5G standalone è in Stati Uniti, India, Cina", ha dichiarato Missori, aggiungendo che nel Vecchio Continente, nonostante alcuni operatori abbiano iniziato a muoversi, "soltanto il 2% degli utenti hanno una connettività 5G standalone".
La corsa solitaria di WindTre e il network slicing
In questo scenario di attesa, l'unico operatore che ha finora annunciato un piano concreto per colmare il gap è WindTre, la quale, in partnership con Ericsson, prevede di attivare la sua prima rete 5G standalone entro il 2026. Una data che, se confrontata con i tempi di altre nazioni, appare lontana e che segna la distanza abissale che ci separa da chi, come Cina e Stati Uniti, non solo ha sviluppato e implementato la tecnologia anni fa, ma sta già orientando i propri sforzi di ricerca verso il 6G. È proprio il 5G standalone, quello autentico, a rappresentare la base per servizi avanzati di connettività differenziata, i quali sfruttano una tecnologia chiamata "network slicing". Quest'ultima, che si può definire come la capacità di ritagliare porzioni dedicate della rete, consente agli operatori di garantire ai propri clienti, in particolare quelli business, livelli di qualità del servizio su misura per esigenze specifiche, dall'automazione industriale alla telemedicina.
I numeri globali dell'Ericsson Mobility Report
Le rilevazioni contenute nell'Ericsson Mobility Report offrono una fotografia precisa dell'espansione globale di questa tecnologia, mostrando come più di novanta operatori di telecomunicazioni abbiano ormai lanciato, o avviato in modalità soft-launch, reti 5G Standalone. Un incremento significativo, che corrisponde a circa trenta unità in più rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente e a venti in più rispetto ai dati di giugno. Questi numeri, se da un lato testimoniano una crescita inarrestabile, dall'altro accentuano il ritardo di un mercato, quello europeo, che fatica a procedere alla stessa velocità. Ne consegue una situazione di stallo che rischia di avere ripercussioni sulla competitività del sistema produttivo, il quale non può ancora contare su infrastrutture che altrove stanno già diventando la normalità.
Le potenzialità per le imprese
Le applicazioni pratiche di questa rivoluzione tecnologica sono state al centro di un intervento di Donato Di Nella, Corporate sales director di WindTre, in occasione dell'Industria Italiana Summit. Il suo focus si è concentrato sulle potenzialità della "rete come servizio" e sui possibili casi d'uso per aziende private e pubbliche amministrazioni, spaziando dal broadcasting alla sicurezza sul lavoro, dai sistemi push-to-talk all'healthcare. La domanda fondamentale a cui si è cercato di rispondere è cosa cambi concretamente con l'introduzione del 5G Stand Alone rispetto a una private network e quali vantaggi esso comporti, delineando un orizzonte in cui la connettività diventa uno strumento flessibile e potente, capace di adattarsi alle necessità più disparate del mondo enterprise.




