Rubio: “lievi progressi” con l’Iran. Svelata la bozza dell’intesa
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Redazione Esteri
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La guerra tra Stati Uniti e Iran, che per mesi ha tenuto in scacco gli equilibri del Medio Oriente, sembra avviarsi verso una fase di distensione operativa. Il segretario di Stato americano, Marco Rubio, intervenuto al vertice della Nato in corso a Helsingborg, in Svezia, ha confermato l’esistenza di “lievi progressi” nei colloqui con Teheran, pur senza lasciare spazio a facili entusiasmi. “Sono notizie di questa mattina”, ha precisato Rubio nel corso di una conferenza stampa tenuta insieme al segretario generale dell’alleanza, Mark Rutte, “ma ne attendiamo altre sui colloqui in corso. Ci sono stati dei lievi progressi. Non voglio esagerare, ma c’è stato un piccolo movimento, e questo è positivo”. Una cautela, quella del capo della diplomazia statunitense, che riflette la complessità di un dossier dove il nodo nucleare iraniano resta l’ostacolo principale: Teheran, ha ribadito Rubio, “non potrà mai dotarsi di armi nucleari”, un principio che gli Stati Uniti considerano inamovibile.
La bozza finale trapelata e i nove punti dell’intesa
Mentre sul palco della Nato si registravano queste aperture misurate, arrivava però una notizia destinata a ridisegnare il quadro. La tv satellitare al-Arabiya, citando proprie fonti e diffondendo l’informazione attraverso il proprio account X in lingua inglese, ha svelato l’esistenza di una “bozza finale” di accordo tra Washington e Teheran, un documento che potrebbe essere annunciato a ore e che avrebbe visto nel Pakistan un mediatore decisivo. Secondo quanto riportato, l’intesa poggerebbe su nove punti-chiave, tra i quali spiccano la fine delle operazioni militari e della cosiddetta “guerra mediatica”, un cessate il fuoco immediato, totale e senza condizioni su tutti i fronti, oltre a garanzie esplicite per la libertà di navigazione nel Golfo Persico, nello Stretto di Hormuz e nel Golfo di Oman. Un pacchetto, questo, che mira a disinnescare la miccia più volatile della regione, ovvero il rischio di conflitti navali in uno dei punti di transito strategici del petrolio mondiale.
Il ruolo del Pakistan e la missione del generale Asim Munir
A rendere credibile la trattativa – oltre ai contenuti della bozza – è stato il ruolo giocato da Islamabad. I media statali di Teheran hanno confermato che la mediazione pakistana si è rivelata “fondamentale” per superare le ultime resistenze. Il potente capo dell’esercito pakistano, Asim Munir, è volato nella capitale iraniana già nella giornata di ieri con un obiettivo preciso: colmare le lacune rimanenti e arrivare alla stesura definitiva di un memorandum d’intesa. La sua missione, stando alle fonti, avrebbe consentito di limare i dettagli più spinosi, quelli che per settimane avevano impedito un annuncio congiunto. Non si tratta, va detto, di una mediazione improvvisata: il Pakistan intrattiene da decenni canali privilegiati sia con Washington (nonostante le alterne vicende post-ritiro dall’Afghanistan) sia con le guide religiose di Teheran, una posizione che gli consente di agire da ponte in momenti di massima tensione.
Il nodo dell’uranio e la ridislocazione delle truppe Usa in Europa
Se l’accordo sembra a un passo, rimane però l’ultimo, sostanziale scoglio: l’uranio. I dettagli tecnici su arricchimento, scorte e ispezioni non sono stati ancora interamente divulgati, ma fonti diplomatiche – senza mai essere citate esplicitamente – indicano che proprio sul controllo del ciclo del combustibile nucleare si siano giocate le ultime trattative. Un altro elemento, parallelo ma non secondario, è emerso sempre dalle dichiarazioni di Rubio a margine del vertice Nato: il segretario di Stato ha voluto chiarire che la ricalibratura del dislocamento delle truppe statunitensi in Europa “non è un’azione punitiva”, bensì “un processo che continuerà, in cooperazione con i nostri alleati”. Una precisazione necessaria, in un momento in cui qualsiasi movimento militare americano – sia in Europa che in Medio Oriente – viene letto come un segnale di disimpegno o di riassetto strategico. Il quadro che ne esce è quello di una diplomazia a due livelli: da un lato la possibile fine delle ostilità con l’Iran (con tanto di bozza già scritta e mediatori sul campo), dall’altro la riorganizzazione silenziosa della presenza Usa sul vecchio continente, confermando che l’amministrazione Trump – oggi insediata da oltre un anno alla Casa Bianca – non considera più quelle tappe come eccezioni, ma come una nuova normalità operativa.




