Matthew Perry, condannato l’assistente che gli somministrò la ketamina fatale
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Redazione Esteri
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L’ex assistente personale di Matthew Perry, Kenneth Iwamasa, è stato condannato a tre anni e cinque mesi di carcere per aver somministrato la dose fatale di ketamina che ha portato alla morte dell’attore, avvenuta il 28 ottobre 2023 nella sua villa di Pacific Palisades, Los Angeles. La sentenza, pronunciata dalla giudice Sherilyn Peace presso il tribunale federale di Los Angeles, chiude una delle principali indagini federali che hanno coinvolto medici, intermediari e fornitori di sostanze stupefacenti collegati alla vicenda. Secondo l’accusa, Iwamasa era consapevole della lunga battaglia dell’attore contro le dipendenze e dei rischi legati all’autosomministrazione della ketamina.
Il ruolo dell’assistente nella vicenda
Kenneth Iwamasa aveva fornito e iniettato ketamina a Perry anche nel giorno della sua morte. La difesa aveva sostenuto che l’assistente avesse agito seguendo le indicazioni dell’attore e temendo di perdere il lavoro in caso di rifiuto, chiedendo una pena più lieve di sei mesi di carcere e sei mesi di arresti domiciliari. L’accusa, invece, ha sottolineato come Iwamasa fosse già stato avvertito dai medici sui rischi della ketamina e che il suo intervento fosse stato determinante nell’overdose che ha causato il decesso dell’attore.
Il contesto giudiziario
Il processo si è sviluppato su più filoni, con l’indagine federale che ha coinvolto diversi soggetti legati al mondo medico e al traffico di sostanze. La condanna di Iwamasa rappresenta un punto chiave del procedimento, chiarendo la responsabilità diretta dell’assistente nel fornire la sostanza letale. La sentenza arriva dopo quasi tre anni di indagini e dibattimenti, durante i quali sono emersi dettagli sulla gestione della dipendenza di Perry e sui comportamenti dell’assistente nei confronti dell’attore.
La morte di Matthew Perry e la ketamina
Matthew Perry, celebre per il ruolo di Chandler Bing in “Friends”, è stato trovato morto nella vasca idromassaggio della sua villa a Los Angeles a causa di un’overdose di ketamina, un anestetico potente con proprietà allucinogene. Sebbene prescritto in contesti terapeutici per la depressione, l’eccesso di ketamina diventa estremamente pericoloso. Il caso ha acceso l’attenzione sul ruolo di chi gestisce la somministrazione di sostanze a persone vulnerabili e sulla responsabilità di chi fornisce droghe in contesti privati.




