Roma, donna ferita da un pallino in via della Giuliana: indagano i carabinieri
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Redazione Esteri
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Una donna di 50 anni è rimasta ferita in modo lieve a una spalla mentre camminava lungo il marciapiede di via della Giuliana, nel quartiere Prati di Roma, a poca distanza dalle mura vaticane. È accaduto intorno alle 18.30 di lunedì 14 settembre. La donna ha raccontato di aver avvertito un dolore improvviso e di aver notato subito dopo una macchia di sangue. Il colpo, secondo quanto ricostruito, sarebbe stato sparato con un'arma ad aria compressa, probabilmente una pistola a pallini. La vittima si è recata autonomamente in ospedale per farsi medicare.
Le indagini dei carabinieri
Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione Prati, che stanno cercando di ricostruire da dove sia partito il colpo. Secondo le prime informazioni raccolte, negli ultimi giorni alcune donne che passavano in quel tratto di strada sarebbero finite nel mirino di qualcuno che spara da una finestra. Una testimone ha riferito che l'autore degli spari «vuole colpire solo persone di sesso femminile» e che è solo per un caso fortuito se nessuna era stata centrata prima dell'episodio di lunedì. Il tratto di via della Giuliana interessato dista circa trecento metri dalle mura Vaticane.
Il quadro normativo sulle armi ad aria compressa
Le armi ad aria compressa sono di libera vendita in Italia, ma solo fino a una determinata potenza. Il decreto ministeriale 362 del 9 agosto 2001 ne regola l'utilizzo: fino a 4,5 joule di energia è sufficiente essere maggiorenni e presentare un documento valido al momento dell'acquisto, mentre per potenze superiori serve il porto d'armi, anche per la sola detenzione. L'uso è consentito al poligono o in aree chiuse e protette, non certo per strada.
Le munizioni utilizzate, piombini o sfere di acciaio del diametro di quattro millimetri, possono superare il millimetro di profondità della pelle e conficcarsi nei tessuti, richiedendo cure che in alcuni casi si protraggono per settimane. In caso di ferimento di una persona, chi spara rischia l'accusa di lesioni personali.
Episodi analoghi e la questione della sicurezza
Non è la prima volta che episodi del genere si verificano in Italia. A Palermo, nello scorso aprile, un colpo partito da un'arma ad aria compressa aveva forato la porta finestra di un appartamento al quinto piano in via D'Annunzio, sfiorando una studentessa che si trovava in camera da letto. A Licata, in provincia di Agrigento, due fratelli erano stati denunciati per aver colpito un amico con un fucile ad aria compressa, procurandogli una ferita all'avambraccio che aveva richiesto più di due settimane di cure.
A Molfetta, lo scorso agosto, un direttore d'orchestra era stato colpito alla testa da un proiettile di gomma mentre guidava in centro, senza riportare ferite ma con un grande spavento. «Non possiamo considerare episodi del genere una bravata o qualcosa su cui sorvolare», aveva dichiarato in quell'occasione.
Il caso di Milano e la decisione del Riesame
Su un fronte giudiziario diverso, il Tribunale del Riesame di Milano ha revocato i domiciliari, sostituendoli con l'obbligo di dimora, per Mamon Abd Elmanam Yaser Hassan, accusato di aver abusato di una studentessa. Il presunto abuso sarebbe avvenuto in corso Como, a pochi passi dalla discoteca Hollywood, la notte di Ferragosto. A ricorrere al Riesame è stato l'avvocato Pierpaolo Proverbio, difensore del trentottenne.
«Il mio assistito ha spiegato che si è trattato di un rapporto consensuale, quindi l'obiettivo principale era la revoca di ogni misura cautelare; tuttavia la scarcerazione è un passo avanti, che gli consente di affrontare più serenamente l'indagine», ha dichiarato il legale.
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