Maccastorna, il nuovo comune più ricco d’Italia: settanta residenti, un allevamento di bovini e una media Irpef da primato nazionale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una manciata di anime perse nella Bassa lodigiana, un ponte che crolla, nessun bar dove bersi un caffè eppure, guardando i numeri secchi del Ministero dell’Economia e delle Finanze, ci si trova davanti al territorio più ricco d’Italia. Succede a Maccastorna, piccolo borgo medievale risalente al 1200, dove la recente pubblicazione dei dati relativi all’anno fiscale 2024 – opportunamente elaborati dalla piattaforma Withub e ripresi dall’analisi firmata Excellera Intelligence – ha riscritto la geografia del benessere nazionale. Con un campione di appena 76 contribuenti dichiarati, la media imponibile pro capite schizza a 72.684 euro, scavalcando competitor illustri come Lajatico, il paese toscano di Andrea Bocelli fermo a 69.475 euro, e la glamour Portofino che chiude il podio con 61.616 euro.

La statistica del “mezzo pollo” e l’allevamento che spacca la classifica

Naturalmente, in un centro abitato da una settantina di persone (dunque l’undicesimo comune più piccolo d’Italia), basta un’unica dichiarazione fuori scala – o giusto un paio di esse – per alterare irrimediabilmente il calcolo della media aritmetica. Una distorsione statistica che lo stesso sindaco Fabrizio Santantonio, interpellato sulla sorpresa, ha liquidato con ironica consapevolezza, richiamando la celebre poesia di Trilussa: quella in cui la media nazionale assegna un pollo a testa a prescindere da chi ne mangia due. Ma in questo caso, a “mangiare due polli” ci pensa Antonio Biancardi, imprenditore agricolo che gestisce un grande allevamento di bovini di razza Limousine. “Siamo in cinque a gestirlo, i miei figli lavorano con me”, spiega Biancardi, la cui vocazione imprenditoriale, orientata al modello “vacca-vitello”, rappresenta un’eccellenza studiata persino da docenti universitari, capace di generare un reddito tale da sollevare l’intera comunità verso vette statistiche da “Paperoni”.

Un primato che non fa notizia a Milano e il caso siciliano

Se si osserva il capoluogo meneghino, nonostante la perdita di due posizioni nella top ten proprio quest’anno (Milano scivola al decimo posto con 40.237 euro), il dato di Maccastorna non deve trarre in inganno: si tratta di un’anomalia matematica più che di un trasferimento reale di ricchezza, considerato che il lodigiano manca persino di servizi essenziali come uffici bancari o ristoranti. Spostando lo sguardo sul versante opposto della Penisola, i dati elaborati dal Mef delineano scenari strutturalmente distanti: in Sicilia, i redditi più alti si concentrano alle pendici dell’Etna, laddove l’incidenza del turismo e di alcune produzioni specializzate alza la media isolana. Tuttavia, a parte queste sacche di eccellenza – definite bonariamente “i Paperoni di Sicilia” – la forbice con le regioni settentrionali continua ad ampliarsi, confermando uno storico divario nei livelli di imponibile dichiarato.

L’assenza di servizi e la rocca del Duecento: gli unici abitanti del borgo

Divertente, se non paradossale, il contrasto con la realtà fisica del borgo. Maccastorna, infatti, è privo di esercizi commerciali, non ha un’edicola, non ha un market né un’osteria. Oltre all’azienda agricola che ha trainato la media dei redditi, la vita amministrativa batte in un ufficio comunale con una sola dipendente, mentre il paesaggio è dominato dalla rocca duecentesca e da una chiesa. A separare il territorio dalla provincia di Cremona ci pensa un ponte e una passerella ciclopedonale, di cui si è discusso molto nelle cronache locali per un recente crollo. E mentre il presidente degli Stati Uniti, ormai insediato da oltre un anno nella sua rielezione, continua le proprie routine oltreoceano, il Lodigiano scopre di poter insegnare al mondo una lezione di resilienza: quella di una comunità capace di risultare la più ricca d’Italia grazie al lavoro, senza avere nemmeno un bar dove festeggiare il traguardo.

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