Greenpeace, immagini shock da un allevamento di maiali in Italia
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Redazione Interno
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Carcasse di maialini abbandonate tra i vivi, animali con ferite evidenti e mai medicate, un'infestazione di ratti che appare incontrollata, al punto che i roditori si aggirano, indisturbati, persino all'interno delle gabbie di maternità. Sono queste le condizioni, documentate da filmati e fotografie, che Greenpeace Italia ha reso pubbliche attraverso la sua ultima inchiesta, intitolata "Dietro le sbarre", la quale getta una luce cruda sulla realtà di un allevamento intensivo situato a Roncoferraro, in provincia di Mantova. Le riprese, la cui autenticità è stata verificata dall'organizzazione dopo essere pervenute da fonti anonime, ritraggono un ambiente dove la sporcizia, come si evince dalla presenza massiccia di insetti, regna sovrana in diverse aree della struttura, che risulta per di più sprovvista di luce naturale, condannando gli animali a un'esistenza in spazi angusti e claustrofobici.
La struttura e i finanziamenti pubblici
L'allevamento sotto accusa, che appartiene alla Società Agricola La Pellegrina s.p.a., non è un'operazione marginale bensì un'attività di primo piano nel panorama nazionale, come dimostra il fatto di essersi classificata, stando ai dati citati, al quarantunesimo posto tra i massimi beneficiari italiani dei fondi della Politica Agricola Comune dell'Unione Europea, avendo percepito, si legge, una somma di 232.255 euro. Questo dettaglio, che emerge con forza dall'inchiesta, solleva inevitabili interrogativi sui meccanismi di controllo e sulla destinazione di finanziamenti pubblici, i quali, in teoria, dovrebbero promuovere non solo lo sviluppo ma anche standard elevati di qualità e benessere, principi che appaiono, in questo specifico caso, ampiamente disattesi se non del tutto ignorati.
La gravità delle condizioni igienico-sanitarie
La presenza dei ratti, che viene segnalata non solo nei corridoi o nelle zone di passaggio ma "a diretto contatto con i maiali", costituisce uno degli elementi di maggiore allarme, poiché introduce un serio rischio di contaminazione e di diffusione di malattie, minacciando la salute degli animali stessi e, potenzialmente, la sicurezza dell'intera filiera produttiva. A questo si aggiunge la vista di suinetti morti lasciati accanto ai viventi, una pratica che viola le più basilari norme di gestione zootecnica e che denota una preoccupante negligenza nella gestione quotidiana dell'impresa, la quale, operando in un regime di intensività, dovrebbe garantire protocolli sanitari rigorosi e costantemente monitorati.
Il significato dell'indagine "Dietro le sbarre"
L'inchiesta di Greenpeace, con il suo carico di immagini forti e di denunce circostanziate, si propone di sollevare il velo su una pratica agricola che, sebbene dominante, rimane spesso nascosta al grande pubblico, mostrando la discrepanza esistente tra l'immagine idilliaca propagandata da alcuni marchi e la concretezza, talvolta agghiacciante, degli allevamenti che forniscono loro la materia prima. Quello che le riprese rivelano, al di là delle singole violazioni, è un sistema che pare privilegiare il profitto e la resa economica a discapito della vita animale, costretta in condizioni che ne limitano fortemente non solo il benessere ma la stessa dignità, ponendo questioni etiche di non poco conto che riguardano da vicino l'intera società.




