Occupazione femminile in Italia, un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?
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Redazione Interno
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Nonostante l'incremento numerico delle donne nel mercato del lavoro, con un tasso di occupazione femminile tra i 15 e i 64 anni che ha raggiunto il 52,5%, le problematiche che determinano il gender gap nel mercato del lavoro non appaiono risolte. Il gap di genere tra i tassi di occupazione resta mediamente a 18 punti percentuali di differenza e, nonostante il leggero calo annuale del tasso di inattività, il 64% dell'inattività in Italia continua ad essere femminile, motivato prevalentemente da esigenze di carattere familiare.
Carlien Scheele, direttore dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (Eige), ha lanciato un monito chiaro all'Unione Europea: il potenziale nascosto delle donne nel mercato del lavoro non è più solo una questione di equità, ma una necessità per la competitività dell'Europa. Se l'UE vuole davvero diventare più competitiva, l'uguaglianza di genere dovrebbe svolgere un ruolo cruciale.
Il tema dell'occupazione femminile è come il classico bicchiere, che appare mezzo pieno o mezzo vuoto a seconda della prospettiva adottata. Se da una parte è vero che aumenta il numero delle donne che lavorano, è altrettanto vero che il gender gap occupazionale in Italia rimane critico. Quando la famiglia chiama, a sacrificarsi è quasi sempre la donna, perdendo importanti opportunità di crescita professionale.
Nonostante i proclami del governo Meloni, che ha rivendicato più volte che in Italia non ci sono mai state così tante donne occupate, l'aumento dell'occupazione è iniziato ben prima che l'attuale governo entrasse in carica. I dati UE mostrano la verità: le italiane continuano a essere le meno occupate d’Europa, e la qualità del lavoro è all’ultimo posto della classifica.




