Gender pay gap: in Italia il divario retributivo resta al 20%
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Redazione Interno
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Il recente rapporto INPS ha riportato alla luce un dato che, nonostante i progressi degli ultimi decenni, continua a rappresentare una ferita aperta nel mercato del lavoro italiano: il divario retributivo tra uomini e donne si attesta ancora al 20%. Una disparità che non si limita a essere una questione di equità, ma che si traduce in un freno alla crescita economica e in uno spreco di talenti, soprattutto femminili. Le donne, infatti, faticano ad accedere a posizioni di leadership, vedono i loro percorsi professionali frammentarsi più spesso e si trovano davanti a opportunità di carriera ridotte rispetto ai colleghi uomini.
Il Rendiconto di Genere presentato dall’INPS ha evidenziato come, nonostante il tasso di occupazione femminile abbia raggiunto il 52,5%, questo rimanga inferiore di quasi 18 punti percentuali rispetto a quello maschile, che si attesta al 70,4%. Un gap che non si spiega solo con la minore partecipazione delle donne al mondo del lavoro, ma che è legato anche alla qualità dei contratti, spesso meno stabili, e alle retribuzioni medie, sistematicamente più basse. Le lavoratrici italiane, insomma, non solo entrano meno frequentemente nel mercato del lavoro, ma quando lo fanno si trovano a dover affrontare condizioni svantaggiose.
La formazione manageriale potrebbe rappresentare una delle risposte concrete per colmare questo divario. Secondo studi condotti dalla SDA Bocconi, investire in percorsi formativi mirati per i manager potrebbe favorire una maggiore consapevolezza delle dinamiche di genere e promuovere politiche aziendali più inclusive. Tuttavia, la strada da percorrere è ancora lunga. Le donne, infatti, non solo guadagnano meno, ma sono anche sottorappresentate nei ruoli decisionali, un fenomeno che contribuisce a perpetuare il circolo vizioso della disparità salariale.
I dati INPS mostrano inoltre che, nonostante il tasso di disoccupazione in Italia abbia raggiunto minimi storici, il divario di genere rimane una costante. Le lavoratrici, pur essendo spesso più istruite dei colleghi uomini, continuano a scontrarsi con un sistema che non riconosce appieno il loro valore. Le retribuzioni medie delle donne, come evidenziato dal rapporto, risultano inferiori del 20% rispetto a quelle degli uomini, un dato che riflette non solo differenze salariali, ma anche una minore presenza femminile nei settori meglio retribuiti e nei ruoli di responsabilità.




