Pensioni e gender pay gap in Italia: assegni fino al 45% più bassi per le donne

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Pensioni e gender pay gap in Italia mostrano un divario fino al 45% negli assegni di vecchiaia tra donne e uomini, con le lavoratrici che ricevono importi medi sensibilmente più bassi rispetto ai colleghi maschi. Il dato emerge dal Rendiconto sociale Inps 2025, che fotografa la situazione pensionistica del Paese e conferma una distanza strutturale tra i due generi. La differenza non rappresenta un’anomalia isolata, ma il risultato di dinamiche occupazionali e retributive consolidate nel tempo, che si riflettono poi sul trattamento pensionistico finale. Il quadro evidenzia un impatto diretto sulle pensioni delle donne in Italia.

Differenze nelle pensioni e nelle retribuzioni femminili

Il Rendiconto sociale Inps 2025 evidenzia che le pensioni delle donne risultano mediamente più basse rispetto a quelle degli uomini, con un divario che arriva fino al 45% nel caso delle pensioni di vecchiaia. Un ulteriore dato segnala come le donne ricevano in media il 34% in meno rispetto agli uomini, confermando una distanza significativa anche sul piano complessivo degli assegni. Questo squilibrio riflette un mercato del lavoro in cui le lavoratrici sono spesso inserite in ruoli con qualifiche inferiori rispetto ai colleghi, elemento che incide direttamente sulla contribuzione accumulata nel tempo.

Tra i fattori che contribuiscono al gender pay gap pensioni e retribuzioni emerge anche la diffusione del lavoro part time tra le donne, più frequente rispetto agli uomini. Questa condizione incide sulla continuità contributiva e sull’importo finale della pensione, ampliando il divario già presente in busta paga. Le differenze salariali si accentuano in alcuni settori specifici, come quello delle attività immobiliari, dove lo scarto di genere raggiunge il 40,1%. In questo comparto le donne percepiscono in media 80,4 euro al giorno contro i 134,3 euro degli uomini, un dato che contribuisce a consolidare le disuguaglianze nel lungo periodo.

Età di pensionamento e divari territoriali

Oltre alle differenze negli importi, il sistema pensionistico italiano mostra variazioni anche nell’età di uscita dal lavoro, con differenze tra uomini e donne e tra regioni. In Trentino-Alto Adige le donne vanno in pensione intorno ai 64 anni, mentre gli uomini a circa 62,2 anni, segnando una lieve differenza anche nei tempi di accesso al pensionamento. Il quadro regionale evidenzia come il Trentino-Alto Adige sia l’area in cui si esce dal lavoro prima rispetto al resto del Paese, confermando una forte eterogeneità territoriale nelle dinamiche pensionistiche.

Il Rendiconto Civ-Inps segnala inoltre che gli uomini lasciano il lavoro mediamente a 62,3 anni in Trentino-Alto Adige e a 66,2 anni in Calabria, mentre per le donne si va dai 64 anni dell’Alto Adige fino ai 67 anni dell’Umbria. Questa variabilità regionale evidenzia differenze significative nelle carriere lavorative e nei percorsi contributivi, che si riflettono sull’età effettiva di pensionamento. Il risultato complessivo mostra un sistema in cui le traiettorie lavorative e territoriali incidono in modo diretto sulle condizioni di uscita dal lavoro, con effetti diversi tra uomini e donne.

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