Arrestato ad Agrigento un ottantenne che per anni ha violentato la nipote, abusi durante le vacanze in Sicilia e in Lombardia
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Redazione Interno
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La Squadra mobile della questura di Agrigento ha eseguito un ordine di carcerazione nei confronti di un uomo di ottant’anni, raggiunto nella sua abitazione di Montevago, in provincia di Agrigento, e tradotto nel carcere Pasquale Di Lorenzo del capoluogo siciliano. Il provvedimento restrittivo, emesso dal tribunale di Brescia, giunge al termine di un iter giudiziario che ha visto l’anziano, un pensionato originario della Sicilia, condannato in via definitiva a otto anni e otto mesi di reclusione per il reato di violenza sessuale aggravata. Le indagini, coordinate dalla Procura lombarda, avevano preso le mosse dalla denuncia di una giovane, oggi maggiorenne, che ha trovato il coraggio di raccontare l’incubo vissuto sin dall’infanzia. Il verdetto, pronunciato in primo grado dal giudice per l’udienza preliminare di Brescia e successivamente confermato dalla Corte d’Appello, ha acquisito lo scorso dicembre il carattere della definitività, rendendo esecutiva la pena e innescando la ricerca dell’uomo, rintracciato e bloccato dagli agenti della sezione specializzata in reati contro i minori.
Un calvario cominciato a undici anni, tra feste comandate e vacanze estive
La vicenda processuale ha delineato un quadro di sofferenza protrattosi per circa sette anni, un periodo durante il quale la vittima, legata all’aggressore da uno stretto vincolo di parentela – si tratterebbe della nipote – ha subito violenze sistematiche. Gli abusi, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti e come emerge dagli atti giudiziari, avvenivano approfittando dei momenti di riunione familiare, quelle circostanze in cui la dimensione privata avrebbe dovuto rappresentare un luogo di protezione e che invece si trasformavano in trappole. Accadeva durante le vacanze estive che la bambina, residente nel bresciano, trascorreva in Sicilia insieme alla famiglia per far visita ai parenti, così come nei mesi invernali, quando capitava che l’anziano si recasse in Lombardia soggiornando proprio nell’abitazione della nipote. L’uomo, come emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Brescia, consumava le violenze ogni volta che le circostanze glielo consentivano, costruendo attorno alla piccola una gabbia di terrore e silenzio.
La forza di rompere il silenzio e il percorso giudiziario
Il punto di svolta è arrivato quando la ragazza, ormai adulta, ha deciso di interrompere quel tormento interiore e di affidarsi alla giustizia. Determinante, nel suo percorso di consapevolezza, è stato anche un episodio avvenuto nel 2019, quando la madre della vittima sorprese l’uomo, che le indagini identificano come il nonno materno, in circostanze inequivocabili nella stanza della figlia, un evento che portò alla rottura dei rapporti con la famiglia di origine ma che inizialmente non sfociò in una denuncia formale. Solo nel 2022, dopo aver intrapreso un percorso di sostegno psicologico, la giovane ha trovato la forza di raccontare tutto prima ai genitori e poi agli investigatori. Nella sua denuncia, come riportato dagli atti, descrisse l’orrore di quegli anni, affermando di aver smesso di contare gli abusi e di aver tentato invano di ribellarsi, chiudendosi a riccio nel terrore di sentire la maniglia della porta abbassarsi. Un pensiero agghiacciante, emerso nel corso del processo, la portò a sopportare in silenzio, convincendosi che fosse meglio che tutto ciò capitasse a lei piuttosto che a una cugina più piccola. Le sue parole, ascoltate in aula, hanno contribuito alla condanna dell’imputato, che ora dovrà scontare la sua pena nel carcere agrigentino. Per la ragazza, come ebbe a dichiarare commentando la sentenza di primo grado, si apre ora la speranza di potersi lasciare alle spalle un’infanzia rubata e di ricostruire la propria esistenza.




