«Il corsello non è una ciclabile»: al Sabin oltre mille firme contro il passaggio delle bici dentro l’area del liceo

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È bastata una circolare, datata 9 febbraio e firmata dalla dirigente Rossella Fabbri, per trasformare il malumore latente in un’azione collettiva che in pochi giorni ha superato il migliaio di adesioni. All’interno del liceo Sabin, storico istituto di via Matteotti a Bologna, genitori – alcuni dei quali, si mormora, particolarmente irritati – si sono mobilitati insieme a docenti, segretarie, tecnici di laboratorio, personale Ata e persino agli stessi studenti, accomunati da una posizione che nulla ha a che vedere con una generica avversione alla mobilità dolce. Ciò che si contesta, e che ha portato alla raccolta firme promossa dal Consiglio d’Istituto all’unanimità già il 27 gennaio, è l’idea di infilare un tracciato ciclopedonale all’interno del corsello che costeggia l’edificio scolastico: quello stesso passaggio, largo quanto basta per un’ambulanza o un’autopompa, viene oggi considerato dall’amministrazione una porzione di Bicipolitana, ma per chi ogni giorno abita la scuola rappresenta una via di fuga, una striscia asfaltata da tenere sgombra qualora succeda qualcosa.

Il nodo della sicurezza, tra allarmi e porte finestre

La petizione, si legge nella nota della preside, non è affatto una crociata contro le due ruote né un rifiuto preconcetto delle politiche sostenibili promosse dall’assessorato, bensì l’espressione di una preoccupazione che gli stessi uffici tecnici della Città metropolitana – cui compete la manutenzione degli edifici – non avrebbero, a detta dei firmatari, ignorato. Sembra infatti che il responsabile del Servizio di prevenzione e protezione interno all’istituto abbia espresso parere negativo, così come alcuni tecnici dell’ente di palazzo Malvezzi, i quali avrebbero già suggerito percorsi alternativi per evitare di immettere flussi di ciclisti – e con loro potenziali estranei – in uno spazio che, per conformazione e destinazione, assolve a funzioni emergentziali. E non è un dettaglio trascurabile, questo, se si considera che l’area del Sabin è stata, nel recente passato, bersaglio di intrusioni e atti vandalici ripetuti al punto da indurre la proprietà a installare tredici telecamere di sorveglianza: aprire un varco pubblico, fruibile ventiquattr’ore su ventiquattro, rischierebbe di vanificare gli sforzi fin qui compiuti per tenere lontano chi di quegli spazi non dovrebbe fruire.

La petizione e il cortocircuito della partecipazione

Ciò che traspare dalle circolari interne e dal tenore stesso delle proteste è, però, anche un’altra questione, di natura squisitamente procedurale: la scuola – vale a dire i suoi organi collegiali, la dirigenza e l’intera utenza – non è stata consultata prima che il progetto assumesse una fisionomia definitiva. La preside Fabbri, nel suo invito a firmare, lascia trapelare una sostanziale estraneità rispetto alle scelte compiute altrove, quasi che l’ente locale avesse pianificato l’intervento senza considerare che il corsello non è uno spazio anonimo ma il fianco vivo di un edificio pubblico frequentato ogni giorno da migliaia di persone. Così, alla sorpresa si è sommata la determinazione a non subire passivamente un tracciato ritenuto, oggettivamente, incompatibile con la vita scolastica; e la raccolta firme, più che un gesto oppositivo, assume i contorni di una richiesta formale di riequilibrio, un modo per dire che la mobilità sostenibile non può essere calata dall’alto, soprattutto quando il luogo prescelto coincide con la zona di sicurezza di un istituto superiore.

Il cantiere fermo e il nodo dell’ampliamento

C’è infine un capitolo che lega la ciclabile a una promessa rimasta, per molti versi, inevasa: il Sabin attende da anni un ampliamento strutturale, una nuova ala che dovrebbe risolvere croniche carenze di aule e spazi laboratoriali. Ebbene, la petizione non manca di sottolineare, con una certa asprezza, che i fondi e le energie progettuali profusi per far sfrecciare le biciclette lungo il corsello non dovrebbero in alcun modo ritardare o condizionare la priorità numero uno, ossia l’edificazione di quelle aule che mancano. I tecnici del liceo, i rappresentanti dei genitori e gli stessi studenti chiedono garanzie formali: vogliono essere certi che l’opera ciclabile non diventi un pretesto per posticipare ulteriormente i lavori di ampliamento, né tantomeno che la pista venga realizzata a scapito di aree oggi utilizzate per la sosta o per le attività didattiche all’aperto. Alla Città metropolitana, al Comune e al Quartiere Navile viene dunque chiesto di rivedere il tracciato, escludendo definitivamente il sedime del Sabin e aprendo un tavolo di confronto che fino a oggi, oggettivamente, non c’è stato.

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