Milano, il Salone del Mobile al via tra le istituzioni e la «chiamata d’orgoglio» della filiera
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Redazione Interno
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Si è aperta ieri alla fiera di Rho la 64esima edizione del Salone del Mobile, e subito l’evento – che per una settimana trasformerà Milano in un arcobaleno di colori e vetrine creative – ha assunto i contorni di una vera e propria «chiamata d’orgoglio» per l’intero comparto del design e dell’artigianato. A sfilare tra gli stand, quasi a volerne sancire il peso non più solo commerciale ma squisitamente geopolitico, è stata una nutrita pattuglia di istituzioni: in prima fila il ministero degli Esteri, con il vicepremier Tajani a definire la manifestazione «strategica per il Paese», e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, la quale ha voluto portare «l’attenzione del governo e la solidarietà verso una filiera fondamentale del Made in Italy». «Il design – ha spiegato la premier – è un modo di raccontare il nostro Paese che rimane ancorato alla propria tradizione, ma non potrebbe sopravvivere senza innovazione».
Le tensioni sui mercati e i rincari dei voli, l’altra faccia della design week
Proprio mentre i visitatori stranieri tornano a invadere la città – restituendole quell’antico ruolo di crocevia del mondo più volte invocato dagli organizzatori – si affacciano però anche contraddizioni antiche e nuove. Da un lato i tour internazionali messi in campo per difendere la filiera e la fiducia nelle imprese, dall’altro la cronaca quotidiana delle difficoltà logistiche: i rincari dei biglietti aerei hanno già acceso polemiche tra gli addetti ai lavori, mentre il sindaco Sala, pur definendo il momento «una festa», ha lanciato l’ennesimo appello alla città affinché si riesca a ridurre i prezzi di servizi e accoglienza. E non mancano le inaspettate crepe nel clima trionfale, come l’esclusione dell’archistar Carlo Ratti dalla presentazione delle sue stesse opere nel cortile della Statale – dov’è allestita «House of polpa» – un piccolo giallo milanese che alimenta il chiacchiericcio da Fuorisalone.
Numeri e reti sommerse, il 50% degli artigiani dichiara miglioramenti
A fotografare il polso vero della manifestazione ci pensa però Confartigianato Lombardia. Il suo presidente Eugenio Massetti – portavoce di quella rete di piccole-medie imprese e botteghe artigiane che si muove silenziosamente alle spalle dei grandi nomi del design – snocciola cifre che restituiscono la portata dell’«effetto Salone»: oltre la metà degli artigiani e delle pmi lombarde collabora stabilmente con realtà presenti in fiera, e quasi una su due riconosce benefici indiretti dalla Design week in termini di visibilità e rafforzamento delle relazioni di filiera. Un dato, quest’ultimo, che aiuta a capire perché, nonostante le tensioni sui mercati e qualche colpo di scena locale, la fiducia nelle imprese resti alta e anzi si accompagni alla percezione di un necessario rinnovamento.
Una sedia a dondolo «perfetta a Palazzo Chigi» e la sfida della ripartenza
Tra i momenti più curiosi dell’inaugurazione, la battuta – rimbalzata tra gli stand – su una sedia a dondolo giudicata «perfetta a Palazzo Chigi», evidente sintomo di come il Salone sappia mescolare ironia e affari senza mai perdere di vista il palcoscenico politico. «Siamo ancora il crocevia del mondo», ha scritto Elisabetta Maffini a commento della giornata inaugurale, mentre il Caro Schiavi del Fuorisalone incassava il responso di una Milano che prova a ripetersi migliore di sé stessa. Difficile, ma il Salone del Mobile ci riesce, offrendo a migliaia di visitatori l’immagine di una città creativa, innovativa – eppure costretta a fare i conti con rincari, attese e qualche esclusione eccellente. È in questo equilibrio instabile che si gioca la partita più vera della 64esima edizione, quella di una filiera che chiede solo di non essere data per scontata.




