Cannes 2025, l’Italia punta su Martone e la Sapienza tra cinema d’autore e glamour

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Mentre il festival di Cannes si appresta ad aprire i battenti il 13 maggio 2025, l’Italia arriva sulla Croisette con un biglietto da visita inaspettatamente contenuto: un solo film in concorso per la Palma d’oro, Fuori di Mario Martone, che torna a competere dopo Nostalgia (2022). La pellicola, incentrata sulla figura tormentata di Goliarda Sapienza – interpretata da Valeria Golino – ripercorre gli anni più bui della scrittrice, segnati dal carcere e da una creatività ribelle. A stupire, però, è il cameo di Elodie, lontana dai riflettori della musica pop per calarsi nei panni di una detenuta, in un ruolo che potrebbe rivelarne il lato meno conosciuto.

Se negli anni d’oro il cinema italiano dominava con maestri come Fellini e Scola, oggi la presenza tricolore si affida a produzioni di nicchia. Oltre a Fuori, due titoli approdano in Un certain regard, ma è difficile ignorare il divario con un passato in cui i nostri registi erano protagonisti fissi del tabellone. Thierry Frémaux, delegato generale della kermesse, ha sottolineato questa assenza, quasi un monito per un’industria che fatica a ritrovare slancio internazionale.

Sul fronte hollywoodiano, Cannes 2025 sembra riflettere una crisi creativa: a parte Mission Impossible – più operazione commerciale che opera cinematografica – spiccano nomi legati al cinema indipendente, da Wes Anderson ad Ari Aster, quest’ultimo sostenuto da A24, casa di produzione che ormai detta legge tra le major minori. Anche la giuria, affidata a Juliette Binoche, conferma una predilezione per autori fuori dagli schemi, lontani dai blockbuster.

Intanto, il TorinoFilmLab segna un traguardo inedito: per la prima volta, cinque progetti sostenuti dal laboratorio approdano in competizione ufficiale. Storie a forte impronta femminile, dirette da registe emergenti o ambientate in contesti sociali complessi, dal Cile al Giappone. Un segnale che, se il cinema italiano arranca, almeno le sue fucine di talento continuano a scommettere su linguaggi innovativi.

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