Bending Spoons, l'unicorno da 11 miliardi che ridisegna il capitalismo italiano

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Nel panorama economico nazionale, spesso caratterizzato da una cronica ricerca del pelo nell'uovo e da una certa ritrosia verso il rischio, il 2025 di Bending Spoons risplende come un'annata eccezionale, un caso unico che travalica i confini della normalità. Solo negli ultimi due mesi, la big tech italiana ha infatti completato un round di finanziamento da 270 milioni di dollari, che ha portato la valutazione della società a 11 miliardi, operazione complementata da un finanziamento debitorio di 2,8 miliardi; ha acquisito, inoltre, il colosso storico di internet AOL per 1,4 miliardi di dollari e la piattaforma Eventbrite per 500 milioni. Operazioni di una portata inedita, le quali, mentre consolidano lo status di "unicorno" dell'azienda, la proiettano in una dimensione completamente nuova, non più solo italiana ma saldamente globale, sotto gli occhi di un establishment economico che fatica a stargli dietro.

La nuova mappa del potere societario

Gli oltre 4 miliardi di euro investiti nel corso dell'anno per acquisire, tra gli altri, Vimeo, America Online e Eventbrite, hanno inevitabilmente prodotto un riassetto nell'azionariato, sebbene il controllo rimanga saldamente nelle mani dei fondatori. Luca Ferrari, l'amministratore delegato, insieme a Luca Querella, Francesco Patarnello e Matteo Danieli, ha infatti ceduto una piccola porzione, circa l'1%, ma mantiene il timone della società. Questa nuova maxi-valutazione, un vero e proprio spartiacque, ha trasformato i quattro co-founder in miliardari: le loro quote, sebbene leggermente diluite, valgono oggi, stando ai calcoli effettuati sulla base del nuovo assetto, tra 1,25 e 1,4 miliardi di dollari ciascuna, cifre che li collocano in una posizione del tutto inedita per l'imprenditoria tech nazionale.

La fabbrica dei milionari: un modello che distribuisce ricchezza

Scorrendo l'elenco dei oltre 460 azionisti del capitale sociale, un dato salta all'occhio con una evidenza che racconta di un modello diverso da quello tradizionale. Accanto a fondi d'investimento e nomi noti della finanza, capita di imbattersi in una schiera di milionari atipici: si tratta per lo più di ragazzi, spesso tra i 30 e i 40 anni, che in molti casi hanno lavorato solamente in Bending Spoons, essendovi approdati subito dopo gli studi universitari. La scelta di condividere il capitale, una filosofia non comune, ha creato così decine di milionari tra i dipendenti, trasformando professionalità tecniche e manageriali in patrimoni personali di rilievo, un esperimento di distribuzione della ricchezza generata dall'innovazione che ha pochi eguali nel paese.

L'ambizione senza filtri del leader Ferrari

La visione che guida questa crescita tumultuosa è stata espressa senza mezzi termini dall'amministratore delegato Luca Ferrari in un recente intervento pubblico. «Vogliamo diventare l’azienda di maggior valore di sempre», ha dichiarato, ponendo come obiettivo esplicito i 130 miliardi di capitalizzazione di Luxottica, un faro dell'industria italiana. Un'affermazione che, al di là dei numeri, segna una volontà precisa: non accontentarsi di essere un fenomeno isolato, ma ambire a scalare le vette assolute dell'economia, costruendo quella che Ferrari stesso non esita a definire come l'azienda di maggior successo in Italia, una sfida che riposa sulle spalle di una struttura ormai enormemente potenziata e con un appetito finanziario dimostrato.

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