Rischio bancario italiano: Mps acquisisce il controllo di Mediobanca e ridisegna il capitalismo nazionale
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Redazione Economia
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L’assetto del capitalismo italiano, da tempo privo della stabilità che lo caratterizzava in passato, si sta ridefinendo attraverso operazioni finanziarie il cui senso industriale appare, in molti casi, ancora poco chiaro. La vittoria dell’offerta pubblica di acquisto lanciata da Monte dei Paschi di Siena su Mediobanca, conclusa con un’adesione superiore all’86% del capitale, rappresenta una tappa decisiva i cui effetti si faranno sentire ben oltre Siena e Milano. Luigi Lovaglio, amministratore delegato di Mps, che si era posto come obiettivo primario il raggiungimento di una quota di controllo determinante, ha visto coronare la propria strategia con un successo che in pochi, inizialmente, si aspettavano di tale portata.
Le prossime mosse dopo il successo dell'OPA
Proprio questa schiacciante maggioranza, che conferisce a Mps un controllo pressoché totale su Mediobanca, impone ora all’istituto senese di affrontare le decisioni più delicate. La prima riguarda la scelta del nuovo leader della banca d’affari. Il comitato per le nomine di Mps, che si è già riunito per esaminare i candidati per il nuovo consiglio di amministrazione da presentare entro il 3 ottobre, sembra orientato verso un profilo tecnico di riconosciuta esperienza. Sembra tramontata l’ipotesi di un manager interno come il direttore generale Francesco Saverio Vinci, mentre guadagna consensi la figura di Gian Luca Sichel, già alla guida di Compass e di Mediobanca Premier, la cui competenza è ampiamente riconosciuta negli ambienti finanziari.
Le dinamiche di potere e l'interesse politico
La logica dell’operazione sembra essere mossa più da dinamiche di potere e influenza che da una chiara visione industriale. Il rafforzamento di Mps su Mediobanca consolida indirettamente la presa dei suoi principali azionisti, come i gruppi Delfin e Caltagirone, non solo sulla banca senese ma anche su Assicurazioni Generali, di cui Mediobanca è storicamente il principale azionista. Un esito che non può essere disgiunto da un più ampio interesse politico, considerando il favore con cui il governo ha guardato a un consolidamento del sistema bancario che passa attraverso il protagonismo di un istituto di origine pubblica.
Il nuovo panorama finanziario italiano
Il panorama finanziario nazionale si trova così di fronte a un risveglio improvviso, le cui premesse erano già presenti. Banco Bpm, per esempio, continua a valutare possibili alleanze con gruppi esteri come Crédit Agricole, mentre Generali analizza con cautela il futuro della joint venture con i francesi di Natixis. È una partita che si gioca spesso sottotraccia, lontano dai riflettori, ma le cui mosse stanno disegnando una nuova mappa del potere economico, dove i confini tra interesse privato, influenza politica e strategia industriale sono sempre più sfumati e interdipendenti.




