Il gip interroga Spada per oltre quattro ore, i difensori: “Ha ripetuto di essere innocente”
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Redazione Interno
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L’interrogatorio di garanzia, quello che avrebbe dovuto fare chiarezza su una serie di morti avvenute all’interno di un’ambulanza della Croce Rossa, si è trasformato in un confronto serrato durato più di quattro ore. Luca Spada, il 27enne originario di Meldola (Forlì-Cesena) ed ex autista dell’associazione, attualmente in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato per la morte di una donna di 85 anni, Deanna Mambelli, ha deciso di rispondere a tutte le domande del giudice per le indagini preliminari. I suoi legali, gli avvocati Marco Martines e Gloria Parigi, hanno riferito che il giovane ha affrontato ogni tipo di quesito, compresi quelli più delicati relativi alla dinamica dei fatti e al contenuto dei messaggi finiti nel fascicolo, senza mai avvalersi della facoltà di non rispondere.
Le testimonianze dei colleghi e il servizio de “Le Iene”
Proprio mentre l’interrogatorio si svolgeva nelle aule del palazzo di giustizia di Forlì, andava in onda su Italia 1 un servizio della trasmissione “Le Iene” che ha aggiunto nuovi tasselli a un mosaico già di per sé inquietante. L’inviata Roberta Rei ha raccolto le testimonianze di chi ha condiviso i turni con Spada, e tra queste spicca quella di una collega, la stessa che – con le sue verifiche interne – ha di fatto fatto scattare l’allarme. Questa operatrice, forte di un decennio di servizio senza precedenti simili, ha dichiarato di non aver mai assistito a decessi durante il trasporto; un giorno, controllando la divisa di Spada, vi ha trovato una siringa aperta. Un manipolatore, l’hanno definita alcuni suoi ex compagni di lavoro, evidenziando un carattere capace di esercitare un forte ascendente sugli altri.
Il gergo sgradevole e la difesa dell’avvocato Martines
Le intercettazioni, quelle che hanno convinto il gip a emettere l’ordinanza di custodia cautelare, contengono frasi e termini che il difensore Martines non ha esitato a definire “sgradevoli e riprovevoli”. Tuttavia, entrando nel palazzo di giustizia, l’avvocato ha tenuto a precisare che quel linguaggio – per quanto brutale – appartiene a certi ambienti lavorativi e non rappresenta affatto la persona che lui e la collega Parigi stanno difendendo. Una distinzione, quella tra il gergo e l’azione concreta, che i legali hanno più volte ribadito nel corso della giornata. Spada, dal canto suo, ha affrontato anche questo aspetto, rispondendo punto su punto ai magistrati che lo interrogano non solo per la morte dell’85enne ma anche per altri cinque presunti omicidi volontari.
La siringa nella divisa e i sei decessi sotto inchiesta
A tenere banco, nei racconti delle fonti investigative, è proprio quel ritrovamento: una siringa già aperta, priva di una chiara giustificazione clinica, rinvenuta nella tuta dell’allora autista. A denunciare il caso fu proprio la collega che, insospettita dall’eccezionale numero di morti durante i trasferimenti – una sequenza che nel suo decennio di servizio non aveva mai osservato – decise di frugare tra gli effetti personali di Spada. Da lì è partita un’inchiesta che oggi conta sei vittime potenziali, con l’accusa di omicidio volontario aggravato che pesa come un macigno. I legali, al termine del lungo interrogatorio, hanno ribadito che il loro assistito ha ripetutamente dichiarato la propria estraneità ai fatti, sostenendo di aver risposto a ogni domanda – anche la più intima o tecnica – con la schiettezza di chi si ritiene ingiustamente accusato.




