Asilo ecclesiastico per la giovane somala a Norimberga: la fuga si ferma davanti alla chiesa evangelica
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Redazione Interno
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La giovane somala Faduma Abdirisaq Warsame, 22 anni, non salirà sul volo che questa mattina, alle 4.30, avrebbe dovuto riportarla in Italia. A fermare il trasferimento, disposto dall'Ufficio per l'immigrazione del distretto della Bassa Franconia sulla base del regolamento di Dublino, è stato l'asilo concesso da una comunità evangelica di Norimberga.
È il presidente dell'associazione «Matteo – Kirche und Asyl», Stephan Reichel, ad annunciare l'accoglienza della ragazza in un rifugio ecclesiastico della città bavarese, spiegando che la protezione durerà «fino a quando la Germania non accoglierà la richiesta dell'Italia di annullare definitivamente il trasferimento».
La vicenda personale di Faduma si inserisce così nel più ampio braccio di ferro tra Roma e Berlino sulla gestione dei richiedenti asilo, con il governo italiano che condiziona la ripresa dei trasferimenti dei cosiddetti dublinanti al riconoscimento di un principio di compensazione economica per i soccorsi in mare.
La fuga dalla Somalia e il ricongiungimento familiare in Germania
Faduma Abdirisaq Warsame aveva lasciato la Somalia per sottrarsi a un matrimonio combinato con un islamista. Il suo viaggio l'ha portata attraverso il Sudan e la Libia fino alle coste del Mediterraneo, dove il 27 febbraio 2026 è salita su un gommone diretta verso l'Europa. Dopo tre giorni di traversata, lo sbarco a Lampedusa ha segnato il suo primo ingresso nell'Unione europea: un passaggio che, secondo le regole di Dublino, attribuisce all'Italia la competenza per la sua domanda di asilo. La sua meta, però, era un'altra.
In Germania, infatti, vivevano la madre, il fratello e tre sorelle più piccole, familiari che non vedeva da diciassette anni e che, dopo essere fuggiti dalla Somalia, avevano ottenuto un regolare status di protezione in Baviera. Faduma è ripartita quasi subito, attraversando l'Europa via terra fino ad arrivare in Assia, dove il 31 marzo è stata registrata dalle autorità tedesche e accolta in un centro. Finalmente, il ricongiungimento con la famiglia. La fuga, almeno nelle intenzioni, sembrava finita.
Il provvedimento di espulsione e il ricorso all'asilo ecclesiastico
La procedura amministrativa, però, ha riaperto la ferita. Il principio del Paese di primo ingresso, ribadito anche dal nuovo Patto europeo su migrazione e asilo entrato in vigore il 12 giugno, ha spinto le autorità tedesche a notificare a Faduma un ordine di trasferimento in Italia. Un provvedimento che la ragazza temeva in modo particolare, anche per le condizioni che aveva vissuto nel nostro Paese dopo lo sbarco a Lampedusa: trasferita in una struttura dietro la stazione centrale di Milano, avrebbe descritto un ambiente in pessime condizioni igieniche e spazi condivisi con uomini.
La data del trasferimento era fissata per il 19 agosto, con prelievo previsto tra le 4.30 e le 7 del mattino. A pochi giorni dalla scadenza, la rete ecclesiale tedesca è intervenuta. L'associazione «Matteo – Chiesa e asilo» ha prelevato la ragazza dal centro di accoglienza bavarese e l'ha portata a Norimberga, dove una comunità evangelica le ha offerto asilo. Si tratta di un istituto non formalmente previsto dalla legge, ma riconosciuto da una convenzione siglata nel 2015 tra il governo tedesco e le chiese, che consente a persone in grave difficoltà di trovare un rifugio temporaneo.
Il presidente Reichel ha comunicato l'accoglienza al BAMF, l'ufficio federale per l'immigrazione, e al ministero dell'Interno bavarese, rendendo nota la posizione della ragazza, che non risulta più quindi irreperibile. «Sono molto felice di essere al sicuro. Ho paura di tornare in Italia», sono state le sue prime parole, filtrate attraverso Reichel, aggiungendo che «il tempo orribile della fuga è finito».
La protezione della comunità evangelica durerà formalmente fino alla scadenza del termine per l'espulsione, ma l'obiettivo dichiarato è quello di ottenere l'annullamento definitivo del trasferimento.
Il conto di Roma per le Ong tedesche e le 42.300 persone sbarcate
Il caso di Faduma Abdirisaq Warsame è esploso nel pieno di una disputa diplomatica di più ampio respiro. Il governo italiano, con il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, ha sollevato la questione della responsabilità finanziaria per i soccorsi in mare, sostenendo che la Germania debba contribuire economicamente alla gestione dei migranti sbarcati dalle organizzazioni umanitarie tedesche. Secondo i dati diffusi dal Viminale, dall'ottobre 2022, circa 42.300 persone sono arrivate in Italia a bordo di navi private di soccorso. Di queste, quasi il 64 per cento, ovvero circa 22.500, sarebbero riconducibili a organizzazioni tedesche, con altre 4.500 persone soccorse da navi battenti bandiera tedesca. La posizione di Roma, in vista della ripresa dei trasferimenti di dublinanti dalla Germania, è chiara: prima di riprendere i rientri, deve essere trovata una soluzione sul piano economico per compensare gli oneri sopportati dall'Italia. Un principio di «compensazione» che il governo italiano ha evocato più volte e che, nei fatti, non è previsto dalle nuove disposizioni europee in materia di asilo e solidarietà.
Le eccezioni del Patto europeo e lo scontro interpretativo
La tensione tra i due Paesi si gioca anche sull'interpretazione delle nuove regole. Mentre il ministero dell'Interno tedesco, guidato da Alexander Dobrindt, ritiene applicabile il meccanismo di Dublino anche per i casi come quello di Faduma, che è arrivata in Italia prima dell'entrata in vigore del nuovo Patto, Roma sostiene che le nuove disposizioni non possano avere effetto retroattivo. Il governo italiano, con una nota formale, ha già comunicato a Berlino che non accetterà il rientro dei migranti per i quali il trasferimento è stato disposto prima del 12 giugno 2026.
Non si tratta solo del caso della 22enne somala, ma di almeno altri due richiedenti asilo in attesa di essere trasferiti, oltre a decine di altre persone che, secondo quanto riferito da Reichel, avrebbero contattato l'associazione per timore di subire la stessa sorte. Faduma, nel frattempo, si trova in un rifugio di Norimberga dove ha dichiarato di sentirsi al sicuro e protetta. «Spero davvero di poter restare in Germania e vivere qui con la mia famiglia», ha detto, rivolgendo un appello al governo italiano: «Chiedo comprensione e un trattamento equo».
La sua sorte resta sospesa, in attesa di una soluzione politica che appare ancora lontana.
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