Piemonte in testa alla classifica dell'influenza, picco atteso nelle feste

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Redazione Salute Redazione Salute   -   Il Piemonte si conferma, con un’incidenza pari a 14.6 casi ogni mille assistiti, la regione italiana maggiormente colpita dalla circolazione dei virus influenzali, una situazione che – secondo quanto rilevato dal Seremi – mostra un chiaro trend di crescita rispetto alle settimane precedenti e che sta mettendo a dura prova l’organizzazione dei pronto soccorso, costretti a gestire un flusso incessante di pazienti, soprattutto quelli con sintomatologie più severe. L’Emilia Romagna e la Sardegna, seppur con numeri leggermente differenti, seguono da vicino la regione torinese in questa particolare e impegnativa classifica, che fotografa un’ondata influenzale la cui virulenza sta superando le attese degli epidemiologi.

I numeri nazionali e l'ascesa del ceppo K

A livello nazionale, il sistema di sorveglianza RespiVirNet dell’Istituto Superiore di Sanità ha registrato, nella cinquantesima settimana dell’anno, un tasso di incidenza salito a 14.7 casi ogni mille assistiti, un dato in netta ascesa se confrontato con i 12.85 della settimana precedente. Si stima, da inizio ottobre, che quasi cinque milioni di italiani siano stati contagiati, di cui oltre ottocentomila nell’ultimo periodo di monitoraggio: numeri che, a ben vedere, destano non poca preoccupazione tra gli addetti ai lavori. A trainare l’epidemia, che alcuni definiscono ormai “flunami” per la sua rapida e vasta diffusione, è soprattutto il nuovo ceppo K del virus A/H3N2, il quale – responsabile di oltre il quaranta per cento delle infezioni totali e presente in più della metà dei campioni analizzati – si è imposto come variante dominante, mostrando una particolare capacità di trasmissione.

La situazione in Lombardia e nelle fasce giovani

Anche la Lombardia, con un’incidenza lievemente superiore alla media nazionale fissatasi a 15.64 casi ogni mille residenti, vive una fase di intensa circolazione virale: nella settimana tra l’8 e il 14 dicembre, sono stati stimati circa centocinquantasettemila nuovi casi, con un incremento particolarmente significativo tra i giovani e gli adulti. Del resto, l’ultimo bollettino regionale disponibile, riferito alla settimana tra l’Immacolata e Santa Lucia, indicava un’incidenza complessiva di 15.5 casi ogni mille abitanti, un valore che raggiunge picchi del 40.2 nella fascia di popolazione fino ai quattro anni di età, confermando come i più piccoli siano tra i soggetti più vulnerabili a questa aggressiva stagione influenzale.

L'attesa per il picco e le raccomandazioni

Gli esperti, tra i quali il noto infettivologo Matteo Bassetti, concordano nell’indicare il periodo compreso tra il Natale e l’Epifania come il momento in cui si dovrebbe raggiungere il picco massimo dei contagi, una fase critica che coincide proprio con le festività e i conseguenti spostamenti e assembramenti di persone. La presenza del ceppo K, associato a un rischio più elevato di complicanze polmonari rispetto alle varianti stagionali tradizionali, rende ancor più cruciale la capacità di riconoscere precocemente i sintomi – che vanno dalla febbre alta e improvvisa a dolori muscolari e articolari diffusi, fino a tosse secca e spossatezza profonda – per intervenire in modo tempestivo ed evitare il ricorso improprio ai dipartimenti di emergenza.

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