La Premier League spende 2,7 miliardi, più di Serie A, Liga e Bundesliga insieme. E il Financial Times lancia l'allarme
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Redazione Sport
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I numeri del calciomercato estivo 2026 raccontano di un'abissale diseguaglianza. Con una finestra ancora aperta per i prossimi dodici giorni, i venti club della Premier League hanno già bruciato la cifra record di 2,7 miliardi di euro in acquisti: un dato che supera non solo il primato storico dello scorso anno (2,6 miliardi) ma che da solo mette in ombra l'intera spesa combinata dei massimi campionati italiani, spagnoli e tedeschi.
La somma delle esborsi di Serie A, Liga e Bundesliga, infatti, si ferma a 2,3 miliardi di euro, circa 400 milioni in meno rispetto a quanto hanno speso da sole le squadre inglesi. Una mole di denaro che, come sottolineato dal Financial Times in un'analisi pubblicata nelle scorse ore, evidenzia quanto il calcio europeo sia ormai profondamente squilibrato, con la Premier che gioca un campionato a parte rispetto a tutte le altre.
Il dominio economico dei club inglesi
Il predominio della Premier League non si manifesta solo nei numeri complessivi, ma anche nei singoli club. A guidare la classifica della spesa è il Chelsea, che ha investito la cifra monstre di 408 milioni di euro, mettendo a segno anche il colpo più caro dell'estate: l'acquisto di Morgan Rogers dall'Aston Villa per 138 milioni di euro. Secondo il dato, il club londinese distanzia nettamente le concorrenti, tanto sul fronte della spesa lorda quanto su quello del saldo netto, dove il passivo ammonta a circa 245 milioni di euro.
Alle sue spalle c'è il Tottenham, che con 267 milioni di euro ha cercato di rinforzarsi pesantemente per risalire la china dopo l'ultima stagione; e poi il Manchester City, che ha speso 135 milioni per il cartellino di Elliot Anderson. A chiudere la cinquina dei top spenders c'è l'Arsenal, campione d'Inghilterra in carica, che ha investito circa 150 milioni per rinforzare la rosa, puntando tra gli altri su Bruno Guimaraes.
Curiosamente, in controtendenza rispetto alla massa, c'è chi non ha ancora speso un euro: il Sunderland, la cui strategia di mercato appare decisamente defilata rispetto al vortice finanziario innescato dalle rivali.
L'allarme Deloitte e il paradosso dei conti in rosso
Questa colossale capacità di spesa è alimentata da ricavi previsti in forte crescita: la società di consulenza Deloitte stima che i ricavi complessivi della Premier League per la stagione 2026/27 toccheranno quota 7,4 miliardi di sterline (circa 8,6 miliardi di euro), trainati dall'ottimo rendimento delle compagini inglesi in Europa e da nuovi accordi commerciali. Ciononostante, il quadro non è privo di ombre.
Tim Bridge, partner di Deloitte, ha lanciato un monito preoccupante: "È quasi come se i club stessero andando verso l'autodistruzione finanziaria", ha dichiarato il consulente, spiegando che le società sono costrette a trovare entrate extra ogni anno per sostenere questo ritmo di investimenti. Un dato, quest'ultimo, che getta un'ombra sul sistema: secondo Football Benchmark, i club della Premier League non riescono a generare profitti collettivi dalla stagione 2017-18.
Un paradosso che ha spinto l'introduzione di nuove regole finanziarie, a partire da questa stagione, che vincolano la spesa per i calciatori all'85% dei ricavi legati al calcio.
Un mercato senza freni, tra record e investitori
Nonostante gli allarmi sulla sostenibilità, il fascino della Premier League per gli investitori internazionali non accenna a diminuire. L'ultimo esempio è la vendita di una quota minoritaria del Liverpool a un consorzio sostenuto dal fondatore di Amazon, Jeff Bezos, in un'operazione che ha valutato il club circa 6 miliardi di euro. Un segnale che, nonostante le perdite collettive, il valore percepito del marchio Premier League rimane stratosferico.
Se, da un lato, l'enorme gap economico con le altre leghe europee fa discutere e appare ormai incolmabile, dall'altro la corsa agli acquisti in Inghilterra non accenna a fermarsi. Con dodici giorni ancora a disposizione per concludere affari, è lecito attendersi che il record già fissato da 2,7 miliardi possa salire ancora. La sensazione, sempre più diffusa, è che il calcio inglese stia viaggiando a una velocità e su un binario che il resto d'Europa, seppur con le dovute eccezioni, fatica a raggiungere.
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