Ascoltato il figlio di Federica Torzullo, il racconto dell'ultima cena prima del femminicidio
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Redazione Interno
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La ricerca della verità giudiziaria, dopo un femminicidio, segue percorsi che devono coniugare il rigore delle indagini con una pietas umana e procedurale fuori dal comune. È il caso delle audizioni protette dei minori, testimoni inconsapevoli e vittime a loro volta di una violenza che stravolge, in un attimo, l'universo delle loro relazioni primarie. La Procura di Civitavecchia, nell'ambito delle indagini sull'omicidio di Federica Torzullo, ha disposto proprio un'audizione di questo tipo, ascoltando il figlio decenne della donna e dell'unico indagato, il padre Claudio Carlomagno, attualmente detenuto. L'obiettivo degli inquirenti, come spesso accade in simili frangenti, non era solo ricostruire la dinamica dell'ultima, fatale notte, ma soprattutto comprendere il clima domestico che l'ha preceduta, cercando tracce di conflitti o di presunti comportamenti violenti all'interno delle mura di casa.
L'ultima serata in famiglia
Il fuoco dell'esame, stando a quanto ricostruito, si è concentrato sulla serata dell'8 gennaio, l'ultima che il bambino ha trascorso con entrambi i genitori nella villetta di Anguillara Sabazia. Dopo una cena consumata insieme, fu lo stesso padre ad accompagnare il figlio a dormire presso i nonni materni, allontanandolo così dal luogo in cui, poche ore dopo, si sarebbe consumato il delitto. Quel passaggio, apparentemente normale, assume agli occhi degli investigatori un significato cruciale, diventando il perno temporale attorno al quale far ruotare le domande. Agli adulti che lo assistevano, il minore è stato invitato a descrivere le sensazioni di quella sera, a ricordare toni di voce, gesti, silenzi o parole che potessero far trasparire tensioni. Un compito di straziante delicatezza, svolto con le garanzie previste per proteggere la sua psiche, dalla presenza dello psicologo a quella del tutore legale e del curatore speciale.
Il quadro delle indagini e la difesa dell'indagato
Parallelamente alle dichiarazioni del figlio della coppia, che versano nel segreto investigativo, le indagini procedono analizzando una serie di elementi materiali e riscontri tecnici. Tra questi, assumono rilievo i dati dei tracciati Gps, utili a verificare gli spostamenti nelle ore decisive, e il ritrovamento di un coltello, oggetto su cui si concentrano le analisi per stabilire un eventuale nesso con l'arma del delitto. Sul versante opposto, la difesa di Claudio Carlomagno ha fornito una sua versione dei motivi alla base del gesto omicida. L'uomo, secondo quanto dichiarato ai suoi legali, avrebbe agito in un momento di cieca disperazione, temendo che la donna, con cui era in fase di separazione, potesse privarlo definitivamente della relazione con il figlio. Una dinamica, questa, purtroppo non infrequente nelle cronache dei femminicidi, dove il possesso e il controllo sulla prole diventano spesso il movente che scatena la furia distruttiva.
Il dolore che si moltiplica e lo scenario processuale
La tragedia di Anguillara Sabazia ha conosciuto, pochi giorni dopo l'omicidio di Federica Torzullo, un epilogo ancor più sconvolgente e ramificato, che getta una luce sinistra sulle conseguenze collettive di un singolo atto di violenza. I genitori di Claudio Carlomagno, infatti, si sono tolti la vita, incapaci di reggere il peso di quanto accaduto. Un fatto che costringe a riflettere, al di là delle necessarie definizioni giuridiche, sull'impatto dirompente che un femminicidio ha su un intero sistema familiare, lasciando dietro di sé una scia di sofferenza multipla e di vite spezzate. Sul piano strettamente processuale, le dichiarazioni del bambino costituiranno un tassello probatorio che i magistrati valuteranno insieme a tutti gli altri elementi raccolti, nella complessa opera di ricostruzione di una verità che, per quanto accertabile in tribunale, non potrà mai restituire ciò che è stato irrimediabilmente perduto.




