Pogacar 2026, i piani di una leggenda dopo una stagione da record
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Redazione Sport
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Una cosa fatta bene, come amava dire Edoardo Agnelli, può essere sempre fatta meglio, e Tadej Pogacar, che ha appena chiuso quella che lui stesso ha definito la sua "annata più bella", sembra aver fatto propria questa filosofia. Dopo aver tagliato il traguardo del Giro di Lombardia con le braccia alzate, un gesto ormai consueto, lo sloveno ha tracciato un bilancio di una stagione irripetibile, i cui numeri, in effetti, sfiorano l’irreale: venti vittorie, trentuno piazzamenti sul podio e trentotto arrivi nelle prime dieci classifiche in appena cinquanta giorni di competizione. Una semplicità di risultati, la sua, che tocca vette estreme, poiché chi va più forte, e di conseguenza vince, è quasi sempre lui, Tadej Pogacar, atleta capace di unire una superiorità schiacciante a un’innata abilità nel regalare emozioni dal sapore antico.
Un pokerissimo che eguaglia la storia
La sua quinta affermazione nella classica delle Foglie Morte, la quinta in carriera, lo ha proiettato dritto nell’olimpo del ciclismo, accanto a nomi come quelli di Fausto Coppi e Eddy Merckx. Come il "Campionissimo", infatti, Pogacar è riuscito nell’impresa di vincere per cinque volte il Giro di Lombardia, ma, andando oltre, è diventato il primo corridore della storia a centrare un pokerissimo consecutivo in questa competizione. Il suo palmarès stagionale, che lo vede come il secondo di sempre dopo Merckx ad aver collezionato tre vittorie in altrettante Monumenti in un'unica annata, parla di un dominio che, seppur assoluto, non stanca, ma anzi si fonde con una narrazione epica.
La strategia di una squadra costruita attorno a un talento
Questo successo non è, tuttavia, un frutto del caso, bensì il risultato di una strategia di squadra precisa e lungimirante. La UAE Emirates, la sua formazione, ha basato il proprio progetto su un lavoro di base e di crescita sviluppato nel corso di diversi anni, a partire dal 2017, quando si è scelto di investire con decisione sullo staff tecnico e su giovani talenti, tra cui lo stesso Pogacar. L’idea non era quella di acquistare ciclisti già affermati e blasonati, ma di puntare su corridori giovani, creando un gruppo solido, cresciuto insieme e dotato di una forte identità. In questo contesto, le sue qualità straordinarie rendono del tutto naturale, per i compagni, il compito di supportarlo.
La ricerca della perfezione nel segno della continuità
Quella semplicità di cui spesso si parla, che per lui si traduce in una costante ricerca della perfezione pur nella consapevolezza di aver già raggiunto l’eccellenza, è il motore che lo spinge a guardare avanti. La sua capacità, ormai rara, di abbinare la potenza di un campione moderno alla capacità di incantare il pubblico con gesta che sembrano appartenere a un’altra epoca, definisce un profilo unico. La sua stagione, costellata di trionfi, non viene vissuta come un punto di arrivo, ma come una tappa di un percorso più ampio, dove l’obiettivo rimane quello di migliorare ciò che è già, apparentemente, perfetto.




